Fini duro: An non si scioglierà
ROMA.Fini e Casini dicono, ovviamente, di «no». L'ultima sfida di Berlusconi è del resto rivolta soprattutto a loro. «Faccio da solo», ha detto il Cavaliere con il lancio del suo nuovo partito. La scena politica italiana è già stravolta, la Cdl non esiste più, e la partita che inizia vedrà competere fra loro anche, e forse soprattutto, i vecchi alleati del centrodestra.
Anche la Lega esclude di poter far parte del nuovo partito berlusconiano, ma per Umberto Bossi il Cavaliere «sta cercando un armistizio per arrivare a fare la legge elettorale».
Governo e maggioranza accolgono le novità con cautela, anche se traspare la soddisfazione del repentino cambio di direzione di Berlusconi, ora disponibile a dialogare sulla riforma elettorale, anzi ad incontrare Veltroni anche subito, e perfino d'accordo su quel modello tedesco contro cui era schierato fino a qualche giorno fa. Un «no» secco, sia da parte di Veltroni che di Palazzo Chigi arriva però sulle condizioni che il Cavaliere vorrebbe imporre alla trattativa sulla legge elettorale. Che cioè non si debba discutere di riforme istituzionali e che subito dopo si torni al voto. «Il dialogo - avvertono a Palazzo Chigi - non può avere dei però...».
E Veltroni conferma soprattutto che «il governo non si tocca». Dall'esecutivo del Partito Democratico è infatti arrivato un messaggio chiaro: in nessun caso la legge elettorale potrà essere considerata una contropartita per ottenere nuove elezioni. Il segretario del Pd ribadisce poi di essere disponibile a confrontarsi con Berlusconi, ma anche con tutti quelli che saranno interessati alle riforme.
«Alleanza Nazionale non si scioglie e non confluisce nel nuovo partito di Berlusconi», ha confermato invece Fini dopo la conferenza stampa del Cavaliere. Il leader di An lo aveva del resto già annunciato fin dalla prima mattina e con toni ben più forti. L'improvvisa svolta di Berlusconi, aveva infatti sostenuto Fini dagli studi di «Panorama del giorno», su Canale 5, rischia di essere una «scorciatoia plebiscitaria e personalistica». Fini ha detto polemicamente di non riconoscersi nella categoria dei «parrucconi». Ha sottolineato che An era e resta interessata ad un progetto di partito unico del centrodestra, ma, ha aggiunto, «il modo in cui è stata fatta la proposta, cosi confuso, non ci interessa». E in questo caso tutti i colonnelli di An sembrano sintonizzati con Fini, da Alemanno a Matteoli e Gasparri arriva un coro di «no» alla svolta del Cavaliere. «Vogliono disfarsi di An - accusa Alemanno - ma con la destra non si può non fare i conti».
Lorenzo Cesa conferma invece che l'Udc, sulla proposta del Partito del popolo, o come si chiamerà, «non c'è e non c'era neanche prima». Il partito di Casini si mostra però soddisfatto dell'apertura di Berlusconi sulla legge elettorale e in particolare sul modello tedesco. Ma anche dai centristi arrivanno parole dure sulla disinvoltura con cui Berlusconi ha liquidato la Cdl. «Un esempio di politica padronale - protesta Rocco Buttiglione - che a noi non sta bene».
Sia An che l'Udc sanno del resto di essere sotto attacco nei loro stessi partiti. An attraverso la Destra, la nuova formazione di Francesco Storace, che ha già annunciato di essere disponibile al progetto di Berlusconi e che potrebbe erodere la base elettorale di Fini. L'Udc attraverso il berluscones Carlo Giovanardi che non ha tardato a uscire allo scoperto dichiarandosi pronto a seguire il Cavaliere e ad abbandonare Casini.