Brescia, omicidio all'ospedale psichiatrico

BRESCIA. Da tempo gli rimbombava nella testa una voce che gli ordinava di uccidere. Chiunque avrebbe potuto essere la vittima, quando il tormento di quella voce si fosse fatto insostenibile. Per Claudio Campana, 29 anni, milanese, ricoverato per schizofrenia, il momento è arrivato venerdi sera, poco prima di mezzanotte. A farne le spese e' stato un altro ricoverato.
In preda a una furia bestiale, Claudio Campana ha ammazzato con almeno 16 fendenti Daniele Martani, 28 anni, uno degli altri due ricoverati che con lui condividevano un appartamento di tre locali all'interno dell'ospedale psichiatrico San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, più conosciuto come i Pilastroni dal nome della via in cui si trova.
Tra i due malati di mente, quello considerato pericoloso era la vittima. Martani infatti era stato protagonista, nove anni fa, di un infanticidio che aveva suscitato orrore nel Bresciano: a Verolanuova l'allora 19enne «ragazzo difficile» aveva afferrato la nipotina nata da soli 4 giorni e l'aveva uccisa scaraventandola sul pavimento.
Stava dormendo, Martani, quando Campana si è avventato su di lui e lo ha massacrato a coltellate. Poco più tardi l'omicida è stato trovato in stato confusionale in un punto della struttura residenziale assistita. Ha confessato i fatti alla polizia, spiegando di essere stato «obbligato a uccidere da una voce sentita più volte, da tempo». Una decina di giorni fa, evidentemente spinto dalla nenia che gli risuonava nella testa, l'uomo è uscito dai Pilastroni (poteva farlo, non era recluso) e in un negozio della città ha comprato un lungo coltello da cucina a lama lunga oltre 25 centimetri. L'ha tenuto nascosto fino a quando la follia non gli ha sconvolto del tutto la mente. A quel punto, Campana ha devastato a coltellate il proprio letto, vibrando decine di fendenti, poi ha fatto irruzione nella stanza attigua alla sua, dove dormivano un ragazzo autistico, rimasto illeso, e Daniele Martani. Campana ha infierito su quest'ultimo, e dopo averlo colpito almeno 16 volte con estrema violenza ha abbandonato l'arma sul suo corpo e se n'è andato. Il compagno di camera ha fatto accorrere un'infermiera, che ha trovato Martani in un lago di sangue. Subito dopo la donna ha incrociato l'omicida, muto e immobile, e ha dato l'allarme.
«Un delitto orrendo - ha commentato il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini -. Chiunque avrebbe potuto essere ucciso». Come mai nessuno controllava l'appartamento, abitato da un paziente con un gravissimo episodio alle spalle? Per il momento «nessuna indagine è stata aperta in merito alla sicurezza».