Vigevano, protesta alle case popolari


VIGEVANO. In via vecchia per Gambolò svettano due palazzine rosa. Un ampio cortile in mezzo, balconcini con i panni stesi, poi pezzi di intonaco che si sgretolano e scivolano sul pavimento. Sono case popolari dell'Aler di Pavia: i residenti mostrano le cantine, i balconi con i ferri di sostegno in vista, i fili della luce scoperti. Ma non solo. Le macchie di umidità si estendono anche dentro gli appartamenti. «Va bene solo per avere un tetto sulla testa: abbiamo provato a chiedere un intervento, ma niente».
A lamentarsi sono alcuni inquilini che vivono qui dal 1960. Basta alzare la testa per vedere cosa non va.
Dall'esterno un gruppo di residenti mostra la grondaia con un grosso buco. Quando piove l'acqua entra negli appartamenti. Poi lo sguardo si sposta sul fondo dei balconi. Sono caduti pezzi di cemento, si vedono i ferri di sostegno scoperti, «prima o poi quel balcone verrà giù», dice qualcuno. Ci sono ampie porzioni di intonaco che si sbriciolano, dai balconi si vedono pezzi di muro crollati. «Lo abbiamo detto che è crollato un muro, ma non ci rispondono niente».
Anche dal cortile arrivano altri dubbi. «Paghiamo le spese per le piante e i fiori del giardino, ma non se ne vedono». A guardarsi intorno infatti si vede solo la terra delle aiuole, niente fiori, nessuna piantina. «C'era anche uno stendipanni molto bello, dovevano metterlo per tutti quelli che vivono al piano terra, ma niente».
Poi si scende in cantina. In una delle due palazzine i contatori dell'energia elettrica sono collegati a vecchi fili scoperti, proprio accanto alle macchie di infiltrazione dell'acqua. «Prima o poi saltiamo in aria», dice un abitante della palazzina. Nell'altra palazzina il pavimento dell'atrio della cantina ha una parte che sprofonda. «Il problema è anche delle fogne. Quando piove e sono intasate entra l'acqua nelle cantine. Molte volte mi sono ritrovata la bicicletta bagnata», spiega una residente. Infiltrazioni e fili scoperti però non vanno d'accordo, e fanno paura a chi li vede ogni giorno salendo la scala della cantina.
Poi si entra negli appartamenti, in alcuni le tracce di infiltrazioni sono evidenti: vanno lungo tutto il soffitto delle camere. «Abbiamo l'umido nelle stanze - spiegano due residenti - e poi i tubi dentro i muri sono marci». Ma non ci sono solo crolli o sgretolamenti. «Abbiamo chiesto il riscaldamento - spiegano ancora i due coniugi che vivono qui dal 1960 - ma ci rispondono di farlo a nostre spese». Non tutti possono rimettere gli appartamenti a posto. «Zanzariere, tapparelle, finestre ho fatto tutto da sola - spiega un'altra residente -, ma mi ha aiutata mio figlio». «Dovrei cambiare le tapparelle - dice una signora - sono troppo pesanti e io che faccio la dialisi non riesco a sollevarle», ma da sola è una spesa troppo alta da sostenere.
L'attenzione si sposta anche su un altro problema: il freddo. Molti hanno chiesto di poter avere il riscaldamento, qualcuno ha messo una stufa di metano in una stanza. «Il riscaldamento costa troppo, non si può tenere sempre acceso. Il freddo mi sale dalle gambe, tengo un po' acceso, ma poi devo spegnere». Non tutti però vogliono raccontare la loro storia o far vedere le condizioni interne ed esterne del palazzo in cui vivono. C'è diffidenza, molta. Ma c'è anche sfiducia, perché per molto tempo non è servito chiedere o far vedere cosa non va, qualche residente si chiede: «Perché dovrebbe servire proprio adesso?».

Marianna Bruschi