Manganelli: su di me il peso della tragedia


MILANO. Un errore che non si può perdonare. Gabriele Sandri, 28 anni, detto Gabbo, tifoso laziale e dj amatissimo dai ragazzi romani, ammazzato con un colpo di pistola sparato da un poliziotto l'11 novembre alla stazione di servizio di Badia di Pino, è «vittima di una leggerezza imperdonabile».
Lo ha detto il capo della polizia, Antonio Manganelli. «L'istituzione che io dirigo porta tutto il peso di questa tragedia. Personalmente porto la sofferenza. Dobbiamo essere consapevoli che è necessario dare una risposta trasparente a una domanda di verità e di giustizia che ci viene da ogni parte del Paese».
Queste le parole pronunciate da Manganelli, in occasione della cerimonia di inaugurazione del nuovo polo tecnico-funzionale della Questura di Bologna, alla quale era presente anche il Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Parole sentite e profonde, pregne di un dolore trasmesso senza formalità ma con la forza di chi vuole la verità dei fatti e se ne prende le responsabilità in quanto rappresentante della Polizia.
Manganelli ha parlato a Bologna, durante la cerimonia ufficiale dedicata alla memoria del poliziotto Emanuele Petri, ucciso dalle Br il 2 marzo 2003. L'omicido del giovane laziale da parte di un poliziotto pesa come un macigno e Manganelli lo afferma senza giri di parole soffermandosi sul fatto che se Sandri aveva o meno una pietra in tasca non cambia nulla, tantomeno le «colpe della Polizia». «Quello della pietra in questo momento sembra proprio l'ultimo dei problemi. La morte di Gabriele - ha affermato Manganelli - è stata frutto di un errore di un poliziotto e di questo errore noi assumiano le responsabilità. E' una ferita che ci portiamo dietro in modo non formale, una sofferenza che vogliamo condividere con la famiglia di questo ragazzo».
Il presidente del Consiglio ha apprezzato il discorso del prefetto Manganelli, sostenendo che le sue parole contengono trasparenza.
Il capo della polizia ha voluto aggiungere ancora parole che portino conforto agli amici e ai familiari del giovane a dimostrazione che le istituzioni sono presenti e non fuggono la verità. «Rimediare all'errore non è possibile - ha detto - perché è morto un ragazzo ma bisogna dare una risposta alla domanda di verità. Dobbiamo comportarci bene sulle strade, facendo il nostro dovere. Noi cerchiamo di fare il meglio nel momento della formazione dell'aggiornamento professionale anche se quello che si è verificato nell'area di servizio di Arezzo non ha nulla a che fare con la formazione perché sono quegli eventi assolutamente imprevedibili, quegli errori inescusabili che non si scongiurano con la prevenzione anche in termine di formazione».
Il discorso di Manganelli ha portato sollievo alla famiglia di Gabriele. «I parenti del ragazzo», ha detto l'avvocato Michele Monaco che rappresenta la famiglia, «sono soddisfatti dalle parole del capo della polizia. E' bello che le istituzioni si stringano alle parti offese. Sono affermazioni che stanno in perfetta linea con quello già dichiarato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano».

Roberta Rizzo