Strage in tangenziale, verità più vicina
CASTEGGIO. A un anno dal terribile schianto in tangenziale, fra Casteggio e Casatisma, che stroncò la vita di tre ragazze e di un trentenne vogherese, la procura ha chiuso le indagini, un atto che prelude alla fissazione dell'udienza preliminare. Si avvicina, dunque, la verità sulla tragedia in cui morirono Arianna Scarano, 18 anni, le 17enni Federica Mennella e Alice Taschieri, e Paolo Giovanetti.
L'unico indagato per la strage è anche l'unico superstiste: Mohammed Kandil, 28enne cuoco di origini egiziane difeso dall'avvocato Giovanni Valmori. La notte maledetta fra sabato 4 e domenica 5 novembre 2006, Kandil si trovava sulla Peugeot 307 di Paolo Giovanetti. I due giovani tornavano dalla serata trascorsa in un locale, quando, all'altezza di una curva, nel territorio comunale di Casatisma, l'auto è sfuggita al controllo ed ha invaso l'opposta corsia di marcia, proprio mentre sopraggiungeva la Fiat Seicento con a bordo Arianna, Alice e Federica, le tre amiche inseparabili di Pinarolo, Barbianello e Bressana. Per loro, come per Paolo Giovanetti, non c'è stato scampo, mentre Kandil è uscito malconcio, ma ancora vivo, dalla carcassa della Peugeot e dopo un lungo periodo di convalescenza si è ripreso. Ma c'era lui al volante, oppure l'operaio vogherese che era proprietario dell'auto investitrice? Ormai acclarata la dinamica dell'incidente, è proprio questo il punto focale da chiarire, sia per stabilire le eventualità responsabilità penali, sia in sede civile, dove si tratterà di definire l'entità dei risarcimenti ai familiari delle vittime. La perizia ordinata dalla procura ha stabilito che appartengono all'unico indagato le tracce di sangue rinvenute sul sedile di guida della Peugeot, una conclusione che potrebbe far pendere la bilancia dalla parte della giustizia, ma che per la difesa non rappresenta una prova decisiva. Kandil, dal canto suo, continua a proclamarsi innocente e giura di non essere stato lui a provocare il disastro. Ma ora rischia il rinvio a giudizio.