Il neo-vigevanese "pentito" vuole tornare a Milano

VIGEVANO.«Ma perché voi vigevanesi costruite cosi tante case, se poi non ci sono i mezzi per raggiungere la città?». Chi parla è un milanese 'pentito".
Un ingegnere trentenne di Milano, che ha sposato una vigevanese e si è trasferito nella città ducale.
Oggi i due vogliono prendere casa a Milano. «Uno pensa di venire a Vigevano - dice il giovane - e trovare la campagna. Ma in realtà se continua a lavorare a Milano torna a un'ora in cui tutto è chiuso. Se ci fossero i collegamenti, Vigevano potrebbe diventare davvero il salotto di Milano. Cosi rischia di essere al massimo la cantina».
Sono parole dure, di un cittadino che si è trasferito in una città in espansione edilizia, con il miraggio di affitti bassi e aria buona, e ora vuole andarsene.
«Oltre ad essere sporchi e sempre pieni - dice - i treni sono pochi. Se uno esce dal lavoro a Milano e, come tutti, vuole fare un giro in libreria oppure prendersi un aperitivo con un amico non può, perché a una cert'ora non ci sono più treni».
Il lamento dei milanesi che pensavano di andare vicini alla città è diffuso. Quasi due ore di viaggio al giorno in una settimana diventano un prezzo che sempre meno gente vuole pagare.
«Non si viaggia nemmeno comodi - spiega il ragazzo milanese - Il numero di vagoni è sempre identico. Sia che si tratti di un treno della mattina, dove ci sono molti pendolari, che di uno del pomeriggio che viaggi con i vagoni vuoti.
«Non si può venire in stazione in bicicletta -spiega la moglie - perché non è stato nemmeno aperto il deposito. Alla stazione di Vigevano c'è soltanto una rastrelliera dove vengono ammassate tutte le biciclette dei pendolari che non vengono neanche custodite». (a.ball.)