Diritti tv, serie B in rivolta
MILANO. Il mondo del calcio va in crisi sui diritti tv. Ieri le società di serie B hanno chiesto la testa di Matarrese e a un certo punto hanno pensato anche alla serrata del campionato cadetto (che non ci sarà). La B voleva il 15% dei diritti, la serie A gliene offriva poco più della metà, cioè l'8,5% di quel 10% che rappresenta la mutualità generale prevista dalla legge. Oggi il ministro Melandri dovrebbe portare in Consiglio dei Ministri il decreto attuativo della ripartizione, concepito sulla base delle indicazioni dei club di serie A, indicazioni che le società di B avevano bocciato.
La giornata comincia con tutte le 22 società di B in Lega, undici di A (Inter, Juve, Parma, Torino, Roma, Lazio, Sampdoria, Napoli, Cagliari e Genoa) asserragliate in via Turati, ospiti del Milan, l'Atalanta di Ruggeri ad attendere nei corridoi e altre otto a casa. L'assemblea generale che avrebbe dovuto dirimere la lite sui diritti tv non si è neanche riunita. Alle 14.30, accompagnati dai legali, i contendenti decidono di incontrarsi e sembrano quei coniugi che tentano l'ultima conciliazione in tribunale. Racconta Claudio Lotito, uno dei negoziatori, che a un certo punto l'accordo c'era: «Con i loro rappresentanti in Consiglio avevamo raggiunto un'intesa, ma l'assemblea li ha smentiti e l'ha respinta. C'è un limite a tutto: non si può chiedere la luna, volevano il 15%». Il presidente del Torino, Urbano Cairo, spiega che l'offerta era di un ritocco rispetto a quello che sarebbe spettato loro nei prossimi anni, cioè l'8,5% di quel 10% che rappresenta la mutualità generale prevista dalla legge. Alla fine l'assemblea di B decide di continuare il campionato «anche se di noi non frega niente a nessuno», come dice Mario Moroni, chiede aiuto al governo «comunicando le istanze della categoria» e sfiducia Antonio Matarrese che, a questo punto, dovrà farsi 'processare" dall'assemblea generale. Matarrese, che era stato eletto l'8 agosto del 2006, a sostituire Galliani sotto inchiesta per Calciopoli, subisce 21 voti contro, con l'unica astensione del Bari, guidato dal fratello Vincenzo. Il presidente è ritenuto colpevole di omissione di atti di ufficio e di un tradimento in favore dei grandi club. Il presidente ha trasmesso al ministero dello sport quel documento sulla ripartizione dei proventi dei diritti tv che era stato approvato a maggioranza (15 si, 4 no e la Fiorentina assente) dall'assemblea della serie A, ma che il giorno successivo tutte le 22 società di B avevano respinto. E la Melandri questa mattina dovrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto attuativo della ripartizione. Insomma sembrerebbe una situazione senza vie di uscita. Matarrese però continua a ritenere che un accordo si troverà, che l'importante è che la serie A abbia approvato il piano e che questo «sia legalmente valido, altrimenti adesso ci sarebbero le macerie». E fa capire che deve passare la nottata.