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ROMA.Non si placano le polemiche sul decreto-espulsioni. La Cdl accusa il governo di aver «annacquato» il provvedimento e assicura che non lo voterà anche se Silvio Berlusconi lascia una porta aperta e subordina il «si» del suo partito all'accettazione di «certe» modifiche. Il Cavaliere voterà con la maggioranza? A palazzo Chigi si limitano a rispondere che il governo «auspica» la collaborazione di tutti ma fanno notare che, al momento, non ci sono novità. «Vediamo se ci sarà la quadratura tra le dichiarazioni di collaborazione e le proposte concrete...» precisano i collaboratori del premier. A bacchettare Berlusconi ci pensa Clemente Mastella: «Sulla sicurezza» dice il Guardasigilli «ha compiuto un errore madornale che pregiudica l'esito dell'ipotetica spallata a Prodi. Doveva dire subito 'noi votiamo il decreto" e ci avrebbe spiazzato. Invece ha mandato avanti Fini...».
Ma anche nel centrosinistra le acque sono agitate e in scena va il primo braccio di ferro tra Walter Veltroni e il vertice di Rifondazione Comunista. Una disputa alla quale partecipa anche Rosy Bindi e che dimostra come il tema della sicurezza rappresenti il primo vero banco di prova per il segretario del Pd. Sotto accusa è la linea annunciata nei giorni scorsi da Veltroni e non fa niente se il segretario del Pd ieri ha corretto il tiro spiegando che le modifiche al decreto annunciate dal governo e concordate con Rifondazione Comunista «non modificano la sostanza del provvedimento». La tensione resta alta e il sindaco di Roma non rinuncia a lanciare un'accusa che è certamente indirizzata all'opposizione ma che può essere letta anche come una critica al Prc: «In questa vicenda» attacca Veltroni «non tutti stanno mostrando il meglio di se stessi. Se si riesce a garantire la compattezza della maggioranza e poi si offre la disponibilità al dialogo con gli altri è la cosa migliore».
La giornata si apre con una dura requisitoria di Paolo Ferrero. Intervistato da Liberazione, il ministro di Rifondazione Comunista accusa Veltroni di voler spostare a destra la politica dell'Unione. «Veltroni ha proposto nei fatti un impianto emergenzialista e securitario, facendo pressing sul governo. Oggi - precisa il ministro della Solidarietà sociale - «c'è la possibilità di battere questa linea politica che porta dritti dritti all'accordo con Fini e con la destra».
A difendere il segretario del Pd ci pensa Giuliano Amato. Il ministro dell'Interno promuove il decreto sulle espulsioni e definisce una «scelta di garanzia» il passaggio dal giudice di pace al giudice monocratico. «Questa» precisa il responsabile del Viminale «non è la risposta a un'istanza comunista, ma a una richiesta liberale».
L'accusa più pesante per Veltroni arriva in serata e a parlare, questa volta, è Franco Giordano che rivendica il merito di aver bloccato l'«ondata xenofoba» dell'opposizione. «Io» dice il segretario del Prc «penso sia un errore da parte del Pd non aver fatto da argine alla cultura razzista delle destre. Tra noi e il Pd c'è una differenza strategica ma non può esserci una deriva su questo terreno».
Nell'attesa di vedere come andrà a finire la partita tra Pd e Prc, Pier Ferdinando Casini conferma che al momento «non ci sono le condizioni» per votare il tormentato decreto mnetre Francesco Storace (La Destra) propone di «limitare per due anni l'accesso in Italia per chi proviene da paesi extracomunitari».

Gabriele Rizzardi