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ROMA. «Non c'è mai stato un editto bulgaro né ho mai detto che questi signori non dovevano fare televisione». Cosi Silvio Berlusconi, nel giorno in cui migliaia di persone rendono omaggio alla camera ardente di Enzo Biagi, si difende dalle accuse di aver estromesso il noto giornalista dallo Speciale Tg1 e di averlo tenuto lontano negli anni della sua legislatura.
Interpellato dai giornalisti a margine della «festa del motociclo», ha però precisato che non andrà alla camera ardente perché «di solito non fa» queste cose. Ha aggiunto che non c'era «nessuna intenzione di far uscire o mettere veti alla permanenza in tv di chicchessia. Come al solito tutto è stato deformato dalla sinistra».
Renzo Lusetti del Pd risponde: «L'editto bulgaro è documentato e consultabile in rete, in video, audio, sulle agenzie di stampa. Mi auguro che le televisioni e internet ripropongano né più né meno le parole chiarissime, pronunciate dall'allora premier Silvio Berlusconi, lasciando ad ognuno la libertà di giudicarle». In difesa delle ragioni di Biagi è arrivata anche una dichiarazione del giornalista Marco Travaglio, il quale ha sostenuto che «Biagi è stato trascinato in una polemica politica senza essere mai stato un combattente politico. Ci voleva la stretta autoritaria degli ultimi anni per trasformare Biagi in un comunista». Eppure l'editto bulgaro, sparato a Sofia, ha costretto anche Pier Ferdinando Casini che allora era presidente della Camera, ad una mezza giustificazione. Intervistato alla radio su un possibile errore commesso a non aver difeso Enzo Biagi in occasione delle parole di Berlusconi, Casini ha ammesso: «Può darsi, ma in coscienza so che nei cinque anni in cui sono stato presidente della Camera li ho servito l'Italia e non me ne sono mai servito». Chi era all'opposizione incalza. Francesco Ferrante del Pd definisce «spudorato» Berlusconi che «cerca di cambiare le realtà, scolpita dalle dichiarazioni di agenzia del 18 aprile 2002, ripresa dalle telecamere e agli atti di quel giorno e di quel che ne segui». E si chiede: «Lo smemorato di Sofia si sveglia proprio dopo 5 anni?».
Anche gli esponenti di Forza Italia giocano però le loro carte. Giorgio Lainati, capogruppo in commissione vigilanza Rai, propone di trasmettere le parole di censura che ebbe Massimo D'Alema nei confronti del direttore del Tg1 Mimun e di quello del Tg2 Mazza. «La richiesta di D'Alema fu immediatamente accolta dalla dirigenza prodiana della Rai con la cacciata di Mimun dalla guida del Tg1, sostituito dall'unionista Riotta», insiste Lainati. Risponde Sergio Bellucci, responsabile della comunicazione e Innovazione di Rifondazione: «Le parole di Berlusconi sull'uso criminoso della televisione da parte di Biagi, Luttazzi e Santoro risuonano ancora nelle nostre orecchie, cosi come a tutti sono ancora presenti i fatti che seguirono quelle parole». E alla fine una dichiarazione piena di buone intenzioni per il futuro. Il ministro per lo Sviluppo economico Pierlugi Bersani, a conclusione della missione economica in Romania, proprio a Sofia ha commentato: «Bisogna guardare avanti, ma queste cose non devono succedere più».
Antonella Fantò