Brkic, è nata una stella

PAVIA. Non ci sono dubbi: è David Brkic la novità più interessante di questa prima parte del campionato di Legadue. Firmato in estate per sostituire capitan Ivan Gatto, il lungo di scuola Virtus Bologna ha già lasciato il segno (e che segno...) a Jesi e Montecatini, e domenica si troverà ad affontare proprio il trevigiano che lo ha preceduto a Pavia e che oggi gioca nella Pepsi Caserta. E cosi, se già la sfida di domenica abbondava di motivi di interesse, dalla gara che tagliò fuori Caserta dalla promozione al riscatto di coach Trinchieri, ecco all'orizzonte anche la sfida fra Brkic e Gatto. In questo momento è David ad essere sulla cresta dell'onda, perché il ct Charlie Recalcati lo ha convocato nella nazionale A che si ritroverà a Teramo lunedi 12 novembre, unico giocatore proveniente dalla Legadue con Cuccarolo (Montecatini) e Infante (Reggio Emilia). E poi perché i suoi 39 punti, realizzati domenica a Montecatini, sono il record per un giocatore italiano in questa stagione.
«L'ho riscoperto a Imola, perché si era un po' perso - spiega Demis Cavina, che lo ha avuto a Imola due anni fa e la scorsa stagione se l'era portato a Fabriano -. L'ho voluto anche nelle Marche e pian piano è riuscito a avere continuità. E' un talento straordinario, ma all'inizio è stata dura fargli capire che doveva avere anche una dimensione interna, oltre al tiro da tre. Da quando se lo è messo in testa è migliorato e la chiamata in nazionale è un giusto premio». Cavina sente ancora Brkic. «E' un ragazzo d'oro - continua il coach ora a Sassari -. Ha grandi qualità tecniche e ha capito che lavorando può giocare in quella serie A dove lo stanno aspettando». Se Cavina ha sempre creduto in lui, Giancarlo Sacco è il coach che lo sta lanciando definitivamente. «Crediamo nelle sue doti - spiega il tecnico della Edimes - ha un gran tiro da tre, deve solo imparare ad avere una maggiore mobilità di piedi. E dev'essere ancora più forte in penetrazione, dove ora è limitato dalla sua mobilità. Lo stesso vale in difesa, dove deve imparare a marcare sia il centro che l'ala, perché spesso ha avversari più piccoli e più veloci». Domenica la mossa vincente è stata quella di giocare con quattro esterni e Brkic pivot. «E' una delle soluzioni che abbiamo nel nostro bagaglio - chiude il coach di Pavia - in quel momento si è rivelata decisiva, perché i loro lunghi erano fuori e Brkic ha marcato bene d'anticipo. Non solo, perché in attacco McKie si portava via i difensori e Brkic aveva libertà e spazio per tirare da tre punti».
In Legadue, Brkic ebbe come primo allenatore Giorgio Ticchi, ora tecnico di Rimini, nella stagione 2003/2004. «Aveva grandi margini di miglioramento - spiega il coach - ha sempre avuto un gran tiro da tre, solo che gli difettava un po' la continuità. E' comunque vero che ha grandi doti tecniche ed è difficile da marcare, data la sua altezza. E' un giocatore completo, un talento straordinario che sta dimostrando il suo valore, acquisendo adesso che ha 25 anni la maturità necessaria per giocare ad altissimi livelli. Lo conosco bene e conoscendo i suoi pregi ma anche i suoi difetti lo aspetto al varco con Rimini». E si, perché altrimenti Brkic ha le doti per segnare un altro trentello. E se domenica a Montecatini ha fatto il vuoto, la sua prima vittima, quest'anno, è stato Jesi. «Brkic ci ha punito su ogni nostro errore difensivo - spiega Andrea Capobianco, il coach della Fileni -.Chi diceva che avesse problemi di continuità è servito, perché dopo i 31 che ha rifilato a noi si è superato a Montecatini. E' in grado di giocare sia spalle che fronte a canestro e quando è cosi diventa immarcabile». Eppure c'è anche chi è riuscito nel compito di limitarlo: Giorgio Valli, che con Ferrara ha costretto Brkic a tirare solo due volte e segnare 2 punti. «Ho chiesto ai miei di non raddoppiare sulle penetrazioni di McKie - spiega Valli - ho rischiato, ma in questo modo sono riuscito a marcare Brkic e non fargli ricevere palla negli scarichi, perché quando lo fa è letale. David è un giocatore di grande talento e può giocare in ogni posizione, non bisogna mai lasciarlo solo».
Maurizio Scorbati