Mezzogiorno al ristorante spendendo 10 euro

PAVIA. Pavia, una città che corre. Attorno al San Matteo, all'Università. E al centro storico, dove si concentrano i principali servizi: dagli studi professionali alle banche, dai negozi dello shopping griffato alla posta. Anche qui, in linea con le principali città europee, la pausa-pranzo è super veloce: il boom è dalle 13 alle 14. Come formiche meticolose, manager, impiegati, studenti e commercianti paralizzano le antiche osterie del centro. Arrivano a piedi o in bicicletta: venti minuti, mezz'ora al massimo, ed è già tempo di tornare in ufficio o rimettersi sui libri.
Con un'inversione di tendenza, in progressiva crescita. Se per l'intervallo di mezzogiorno i pavesi, consigliati da fretta e stress, mostravano di snobbare la classica dieta mediterranea e, pensando di risparmiare, puntavano su menù 'all'americana" a base di hamburger e patatine, oggi, mettendo mano al portafoglio, ci si accorge che nelle trattorie non si riscontra tanta differenza di prezzo rispetto al piatto 'al volo" o all'insalatona del bar. Ristoranti e pizzerie adottano soluzioni sempre più economiche: i menù fissi in media si aggirano sui 10 euro e comprendono un primo, un secondo con contorno, 1/2 bottiglia di acqua o 1/4 di vino e, per finire, il caffè. Insomma sedendosi comodamente a tavola si può risparmiare, con un occhio rivolto anche alla salute. Facendo due conti, al singolo lavoratore la pausa pranzo costa circa 200 euro mensili, cifra che con i ticket può diminuire sensibilmente. Chi preferisce mangiare à la carte, punta sui primi, piuttosto che secondi di pesce o carne. Si va da un minimo di 5.50 euro a un massimo di 15. E la pizza? Ce n'è per tutti i gusti: semplice o lavorata, al metro o rotonda, a grandezza normale o speciale. Quanto alle modalità di pagamento, tra i ristoratori è polemica sul famigerato ticket: «Ci penalizza. E' un anticipo di cassa, il ritorno si vede solo tra qualche mese. Se già usiamo una formula a 10 euro con porzioni abbondanti, il gioco non vale la candela». Ma dove sono queste «oasi felici» per il nostro portafoglio? Ecco alcuni pratici suggerimenti.
Iniziamo dal centro storico. A mezzogiorno vincono le soluzioni più economiche che pizzerie e ristoranti adottano in misura crescente, per far fronte alla concorrenza di bar e mense. Si va da 5.50 euro per un primo casereccio, o da 8 euro per un secondo, della 'Trattoria degli Aquila", in Strada Nuova, dove la vera chicca è il coperto con la focaccia fatta in casa e il pane integrale, o con noci, nocciole e pistacchi, ai 6.50 della 'Locanda della tradizone", in piazza della Vittoria, per un primo (sempre 4 o 5 le opzioni), dessert e acqua. Ottimi anche i taglieri di salumi a 8.50 euro e i formaggi misti, a 12.50. Alla"Marechiaro" con una cifra compresa tra 8 e 15 euro si gusta una pizza più bibita. Richiestissimo il loro menu fisso a 10 euro (primo, secondo con contorno, acqua). Per i primi invece si va dai 5 euro delle trofie al pesto a un massimo di 8 per un primo a base di pesce.
«Qui pavesi non ce ne stanno - scherzano, invece, alla 'Nuova toscana", in via Cardano - sono tutti professionisti, direttori di banche, tanta Telecom e pochi operai. In genere preferiscono i primi alla pizza, anche se la Mantovana a 6.50 euro, con crema di zucca, mozzarella di bufala, salsiccia e grana a scaglie, è imbattibile». Al"Senatore" di via Mazzini, non c'è il menù fisso: i primi, a pranzo, sono tutti a 6 euro, i secondi variano dai 6 ai 16 euro del filetto: «Pizzoccheri e gnocchetti sardi sono la nostra specialità, ma funziona anche il piatto unico a 7.50 euro a base di hamburger, finocchio e pecorino, acqua e caffè a parte. Il classico pasto completo non tira più».
Passiamo a corso Garibaldi. Non solo tradizioni locali. Nelle antiche osterie la pausa pranzo si tinge anche di sapori e colori di altre regioni. 'L'incontro", propone una cucina nazionale con piatti tipici della Lunigiana e specialità sarde. «Il nostro piatto forte sono i testaroli, un impasto di acqua e farina che viene cotto nelle padelle in ghisa, i cosiddetti testi, messe su carbone ardente. Dalla Sardegna, invece, arrivano: il pane carasau, i malloreddus, gnocchi con ragù d'agnello e pecorino, e i Culigionis, ravioli ripieni di ricotta di pecora e spinaci.». Ce n'è per tutti i gusti, e portafogli. Si può scegliere il gettonato menù fisso a 11 euro o piatti alla carta: i primi si aggiranno su 8.50 euro, i secondi partono dagli 11 del controfiletto in su. I pavesi mostrano di preferire la cucina casalinga. «Tanti bar riscaldano i piatti congelati e ci penalizzano. Il nostro menù è vario: il pesce è due volte alla settimana, e poi carne e carboidrati perchè ragioniamo sul cliente abituale» sbottano dalle 'Cento Torri".
Francesca Fiocchi