No al tetto dei compensi in Rai

ROMA.Coro di no dei dirigenti Rai al tetto ai compensi per star e dipendenti fissato da un emendamento della Finanziaria e giornalisti pronti alla sciopero. Tanto energico che il ministro delle comunicazioni Gentiloni anuncia una possibile marcia indietro: «Certamente è importante un calmiere ad alcuni eccessi che hanno suscitato spesso un certo sconcerto o addirittura indignazione. Tuttavia il calmiere agli eccessi non può tradursi, a mio avviso, in un vincolo per le aziende pubbliche tale da rischiare di metterle fuori dal mercato».
A bocciare senza appello la norma che stabilisce che nessuno potrà guadagnare, lavorando per la tv di Stato, oltre i 274mila euro l'anno è per primo il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. Seguito a ruota dal presidente, Claudio Petruccioli, dal sindacato dei dirigenti, l'Adrai, che hanno sottoscritto un appello al governo perchè l'emendamento sia ritirato. E dall'UsigRai pronta al black out contro il provvedimento. Il tetto ai compensi «apre una prateria a Sky e Mediaset» che potranno strappare all'azienda «le migliori risorse pagando un solo euro in più rispetto a noi», dice Cappon che oggi sarà ascoltato dalla commissione di Vigilanza che torna a riunirsi dopo aver sfiduciato de facto il presidente Rai grazie al voto di Udeur e Idv con la Cdl.
«Ci devono dire se siamo una struttura burocratica che eroga solo servizio pubblico o se invece facciamo informazione e intrattenimento in concorenza con le altre televisioni», aggiunge il dg. «Sarebbe stato preferibile che il direttore generale avesse fatto conoscere la sua opinione direttamente in Vigilanza» gli ribatte a stretto giro di posta il presidente della Commissione, Mario Landolfi, di An. Per Landolfi se la Rai si considera un'azienda come le altre deve rinunciare al canone perchè un servizio pubblico che si rispetti deve attrarre artisti «non sulla base del compensi ma sul prestigio del marchio».
A viale Mazzini però i timori espressi da Cappon sono condivisi da molti. «Il risparmio è una cosa buona e giusta ma questo è un cavallo di Troia di un'altra battaglia, quella delle tv commerciali contro il servizio pubblico», avverte Carlo Verna, segretario del sindacato dei giornalisti. L'Usigrai minaccia lo sciopero e ricorda che se l'emendamento non sarà ritirato la Rai non potrà ingaggiare artisti come Benigni o Celentano e sarà costretta a un ring a braccia legate. Di colpo durissimo per l'azienda parla invece Claudio Petruccioli che approfitta dell'occasione per porre una domanda a Walter Veltroni, secondo il quale il governo della Rai andrebbe affidato a una sola persona. «Chi mai accetterebbe un ruolo simile per se si pensa di dargli un massimo di 274mila euro lordi?» chiede Petruccioli.(m.b.)