Messe nere, processo rinviato per i tagli


MILANO. Giustizia «rinviata» per tagli al bilancio: prima o poi doveva capitare anche a un processo con degli oltrepadani alla sbarra. Ieri mattina a Milano il processo di appello per le messe nere in Oltrepo è iniziato in ritardo ed è subito stato rinviato: la corte ha dovuto arrendersi davanti all'impossibilità di far lavorare il cancelliere dopo le 15. Subito dopo le battute iniziali, quindi, il processo è stato aggiornato al 14 marzo 2008: sperando che quel giorno sia la volta buona. A dir poco scontenti gli avvocati difensori. «L'agonia si prolunga di altri cinque mesi - afferma l'avvocato Paolo Zambianchi, di Stradella - Per motivi di bilancio, la giustizia deve aspettare».
Si allontana quindi la soluzione di un caso giudiziario che da sei anni tiene sul banco degli imputati altrettante persone. La vicenda è allucinante: una ragazza di Santa Giuletta, all'epoca minorenne, un giorno del 2001 si presenta ai carabinieri insieme ai genitori e racconta una storia terribile. Una storia che risale a due anni prima, nel 1999; una vicenda di stupri ripetuti, con la giovane stordita da strane caramelle propinate con la complicità del fidanzato, e poi trascinata in luoghi con nomi inquietanti o comunque evocativi di atmosfere macabre. Tutti indicati senza ombra di dubbio e descritti minuziosamente: la Villa dei Crisantemi ad Arena Po, il cimitero di Rottofreno, la Chiesa degli Appestati di Borgotrebbia nel Piacentino. In questi luoghi, secondo l'accusa, la ragazza veniva stuprata a turno, in una sorta di rito orgiastico sullo sfondo inquietante di sabba satanici. Finora la giustizia si è sempre pronunciata a favore dei sei imputati. Il primo verdetto è quello dell'udienza preliminare: il Gup del tribunale di Voghera, Donatella Oneto, proscioglie i sei presunti satanisti. Il pm Walter Cotugno, che ha condotto le indagini insieme ai carabinieri di Stradella, impugna però la sentenza e ottiene il rinvio a giudizio. Il 17 settembre 2005, comincia a Voghera il processo di primo grado. Cinque mesi dopo, il 21 febbraio 2006, dopo più di quattro ore di camera di consiglio, la Corte presieduta da Elsa Gazzaniga, con i giudici a latere Daniela Garlaschelli e Federica Ferrari, cancella nuovamente le accuse mosse contro i sei. La procura fa nuovamente ricorso. Si arriva cosi al processo di appello «abortito» ieri al Palazzo di Giustizia di Milano, con i sei accusati di violenze sessuali ripetute, violazione di sepolcri e vilipendio delle tombe. Il pool dei legali, composto da alcuni dei più agguerriti penalisti dell'Oltrepo (Paolo Zambianchi, Isabella Cerutti, Mario Boccassi, Enrico Paganelli, Marcello Lugano e Fabio Ciccotti) era pronto a dare battaglia sostenendo l'assoluta inconsistenza degli elementi a carico. Dall'altra parte il legale di parte civile, Realdo Frattoni e l'accusa erano decisi a ribadire che gli stupri ripetuti c'erano stati e che erano avvenuti in occasione di messe nere, riti satanici e orge di gruppo. I tagli alla giustizia italiana, con l'impossibilità di pagare gli straordinari al personale di cancelleria, ha vanificato ogni strategia.

Paolo Fizzarotti