San Matteo, eppure la svolta è in arrivo
Una esposizione mediatica eccessiva non ha giovato ultimamente all'immagine del San Matteo che attraversa una fase di transizione fra un glorioso passato e un avvenire di grandi prospettive e speranze. Con la trasformazione in Fondazione si è voltata pagina rispetto a gestioni commissariali personalistiche dove un solo uomo al comando decideva cosa fare. Ora la gestione è stata separata dal potere di indirizzo che è nelle mani del presidente e del consiglio.
La Sanità non è terreno da campionissimi, ma per un gioco di squadra, che nel caso del Policlinico è composta dal consiglio della Fondazione e dall'Università con la sua Facoltà di Medicina e Odontoiatria. Infatti la Regione ha nominato il Policlinico San Matteo Azienda di riferimento per la didattica e la ricerca medica del Polo universitario pavese, che comprende anche la Fondazione Maugeri, la Fondazione Mondino, le Iar e il Gruppo San Donato. Tali strutture operano non in competizione, ma in sinergia per raggiungere gli obiettivi prefissati dalla Regione.
E' tempo che questi Enti sanitari entrino in rete sfruttando l'occasione, unica in Italia, della prossima apertura del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (Cnao). Necessita a Pavia un grande Istituto oncologico sul tipo dell'Istituto dei tumori di Milano e dell'Ieo di Veronesi. Le grandi competenze oncologiche, mediche e chirurgiche del San Matteo, ora sparse nelle varie strutture, potranno cosi convergere in un unico complesso, richiamando i migliori specialisti e ricercatori.
La sfida è con Milano non all'interno delle strutture pavesi, come sottolineato dal presidente dell'Ordine dei medici dott. Belloni in un suo lucido intervento. Le polemiche di questi giorni perciò vanno viste come fermenti salutari della vitalità del Policlinico in cui, per effetto dell'impegno del presidente e dei consiglieri della Fondazione, sta ritornando quella vis grata alla Scienza che ha ripreso il suo cammino sulle rive del Ticino, come auspicava il premio Nobel Golgi.
Tutte le discipline, non solo alcune, debbono poter sviluppare le loro aree, senza interferire reciprocamente, ma in sinergia come sempre auspicato dal sottoscritto, che tenacemente ha difeso il progetto della Scuola infettivologica pavese mirante a costituire un Irccs di malattie infettive, purtroppo per i ritardi «scippatoci» dallo Spallanzani di Roma.
Il linguaggio giornalistico ha fatto emergere espressioni forti tipiche della cronaca che travalicano il pensiero di chi svolge con passione il lavoro di assistere pazienti affetti dalle più gravi patologie infettive, contagiose e tumorali e che quindi auspica anche per tutti gli altri pazienti le migliori condizioni di assistenza. Qualcuno sembra a torto essersi risentito, ma non va dimenticato il ruolo del sottoscritto come sindacalista e amministratore impegnato a sviluppare la Medicina universitaria in tutti i suoi settori e in tutte le sedi per attirare risorse umane e finanziarie a Pavia.
Il 2008, con l'auspicata rimozione delle polveri di un passato ormai anacronistico, porterà prospettive di rinnovamento cui non mancherà certo il pieno appoggio mio personale e di tutta l‘Università.
prof. Daniele Scevoladirettore del Dipartimento di Malattie Infettive consigliere d'amministrazione dell'Università di Pavia presidente del sindacato Cipur dei professori universitari
Pavia, ma il carrello
non crea la comunità
Ho letto del progetto di una coppia di architetti spagnoli, impegnati nella ricerca di finanziamenti per la costruzione della Torre Bionica, forse la si farà a Shangai, alta 10 Pirelloni impilati uno sull'altro, 4 Torri Eiffel, 3 Taipei 101. Una costruzione di 1.228 metri, 300 piani, 100mila potenziali cittadini.
In questa «Torre di Babele» i condomini avranno poca possibilità di incontrarsi nei 386 ascensori disponibili, dicono i progettisti.
Parallelamente noto degli innumerevoli supermercati di cui si sta dotando Pavia, in questo deserto dei sentimenti e della socialità. Ora, mi chiedo, ma che cavolo di modello sociale abbiamo in mente e vogliamo promuovere? In queste cattedrali dell'illusione (come venivano definiti i supermercati da Frei Betto), dove tutto sembra a portata di mano e a disposizione di tutti, dove i rapporti umani vengono sintetizzati in un carrello sghembo spinto con fatica o nel silenzio devastante di un ascensore che si sposta, che idea passa di condivisione e di socialità, gravi pecche del mondo moderno sempre più individualista e cinico?
Dov'è è finito il rapporto umano con il commerciante che sapeva consigliare la nonna e nel mentre regalava una caramella al nipotino?
In questi giorni mi sposto in bus e ho notato, tra le varie peripezie di un traffico sempre più «aggressivo» e ingombrante, la voglia e il desiderio delle persone di stringere rapporti personali, di conoscersi e, perché no, di farsi partecipi delle disavventure altrui.
Chi ha un parente malato, chi preoccupato della sorte lavorativa dei figli, chi stressato dal lavoro, ma tutti legati da un denominatore comune: la necessità di fare comunità. Questa è la società, questa è vita.
Mi diranno che servono posti di lavoro, mi diranno che l'Ici introitato serve perché con le tasse si pagano i servizi, mi diranno che sono un utopico sognatore, ma permettetemi, non mi arrenderò mai ad un idea di città individualista, fredda, e come diceva il buon Stefano Benni: «Ma ha trovato il coraggio di alzare la matita come una spada, di amare il proprio respiro, di camminare a occhi aperti, conscio, almeno stavolta, di aver imparato qualcosa». Si... viva le gente!
Davide LazzariPavia
Basket dal cuore d'oro
Pavia, grazie dei genitori
Siamo un gruppo di genitori di bambini e ragazzi diversamente abili e vorremmo raccontarvi la nostra storia. I protagonisti sono i nostri figli, tutti loro hanno problematiche diverse, e forse non ci saremmo mai incontrati se non ci fossero degli angeli che ci hanno riunito, sono persone molto speciali che hanno fatto ai nostri figli un regalo bellissimo: hanno dato loro la possibilità di giocare a basket ogni settimana.
Per tutto questo, come pagamento a fine mese ricevono il sorriso dei nostri figli e il nostro ringraziamento, poca cosa per quello che ci hanno dato e tuttora ci danno. All'inizio eravamo un po' perplessi e impauriti, ma alla fine l'impegno di queste persone ci hanno fatto vedere quello che i nostri figli sanno fare se stimolati e aiutati a non sentirsi diversi.
In una società come la nostra, dove sembra che non ci siano più valori e ognuno pensi a se stesso, ci sono persone che ci hanno dato un angolo di paradiso, perché per noi genitori vedere i nostri figli giocare, divertirsi e stare insieme, è una gioia impagabile. Ogni genitore che ha un bambino o un ragazzo diversamente abile e pensa che non ci sia nessuna chance per lui, dovrebbe venire all'oratorio di San Mauro ogni martedi pomeriggio per ricredersi, proprio come abbiamo fatto noi.
Non avremo mai giocatori di serie A, forse non andremo alle olimpiadi (mai dire mai), ma grazie a persone come Marco Calamai, i fratelli Ravizza, il professore Albino Rossi, il parroco di San Mauro, Pierangela Sacchi, Stella Lana, Mariangela Moggi, Chicco Falerni, Dante Anconetani, Sergio Tarenzi e tutti coloro che hanno reso e rendono possibile tutto questo, abbiamo dei figli che si divertono e si impegnano al massimo davanti a quel canestro. Grazie per quello che fate per noi.
I genitori dello Special TeamPavia
Poveri? La vera scuola
sono i nostri anziani
Undici famiglie su 100 sono povere. Cosi titolano i giornali. Ma cosa vuol dire essere povero? Povero è colui che per vivere dipende dagli altri. Se si è in grado di prodursi da solo il cibo di cui ci si nutre, i vestiti che si indossano e di costruire la propria abitazione, non si dipende dagli altri. Una persona che ha queste caratteristiche non è povera, ma direi che è straordinaria, vale un tesoro.
«I poveri» siamo quasi tutti noi che ci procuriamo tutte le cose indispensabili per vivere con i soldi, cioè con fogli di carta simbolici. In caso di crisi, quando i soldi non valgono più niente, noi moriremo di fame.
Oggi gli anziani sono considerati poveri e spesso un peso per la società. Ovviamente per la nostra società basata sui soldi, ma gli anziani in caso di crisi sopravviverebbero coltivando la terra e raccogliendo erbe e frutti commestibili.
I più giovani, invece, capaci di gingillarsi con i telefonini e navigare su Internet, con i soldi che non valgono più niente morirebbero di fame o al massimo sfrutterebbero gli anziani. Allora quando si parla di poveri, non bisogna illudersi che la ricchezza siano i soldi. Ricchezza è la capacità di produrre il cibo che si mangia e i vestiti che si indossano. Da questo punto di vista la scuola è completamente inutile perché insegna ai giovani tutto quello che non serve per vivere in modo autonomo. La vera scuola sono i nostri anziani.
Siro ZangrandiPieve Porto Morone
La suora di Casatisma
che sarà presto beata
Casatisma sta diventando più importante per i cattolici memori, ad esempio, della buona fama lasciata dal teologo canonico don Egidio Scaglia, rinominato confessore e cofondatore della congregazione delle suore di Voghera «Sacramentine espiatrici». Egli era anche direttore spirituale della cofondatrice morta in concetto di santità, suor Estela, Stella Civeriati.
Casatisma, paese dell'Oltrepo, è anche importante perché vi nacque suor Giuseppina Nicoli nel 1863, da un avvocato e una casalinga, genitori di dieci figli. Giuseppina sarà beatificata a Cagliari il 3 febbraio prossimo, festa di San Biagio, protettore della gola. Sassari e Cagliari furono particolari testimoni delle opere di carità della beata, già valente insegnante; come lo furono i ragazzi a rischio che testimoniarono in seguito a favore di lei, figlia di San Vincenzo. Sanno bene ciò i concittadini di origine sarda il cui circolo e negozio si trovano nella zona di Santo Spirito a Pavia Est.
La chiesa, peccatrice e madre redenta, contribuisce da sempre a formare buoni cristiani e, quindi, dignitosi italiani. C'è qualcosa di meraviglioso nel gioioso sacrificio di Giuseppina Nicoli fra i poveri della fiera gente isolana, un pezzo della nostra nazione con inconfondibili antiche tradizioni culturali.
Sauro RazzanoPavia