Alla scoperta della civiltà agricola lombarda nelle sale del castello Procaccini di Chignolo
CHIGNOLO.Il Castello Procaccini (risalente al XIII secolo), che con la sua elegante facciata barocca è considerato tra le più belle residenze castellate della regione, apre le sue magnifiche e imponenti sale al pubblico, e da qualche anno accoglie in collezione permanente il 'Museo di Storia della Civiltà Agricola Lombarda". L'idea di dar vita a questo museo è nata da alcuni cittadini e amici per unire le numerose realtà agricole del territorio e per mostrarne lo sviluppo e l'evoluzione nel corso dei secoli. E si è concretizzata in una mostra permanente dedicata alla cultura bucolica della bassa padana. Il percorso si snoda in differenti sezioni monotematiche, che rappresentano (cronologicamente) il modo di vita e di lavoro degli agricoltori sino al decennio successivo alla fine della seconda guerra mondiale. L'approccio si propone particolarmente facile, perché giocato sull'impatto visivo degli attrezzi di lavoro e, più approfondito, mediante una raccolta di documenti che permettono allo spettatore di contestualizzare meglio i personaggi: ci sono immagini fotografiche, cartografie, pannelli illustrativi, testi e manuali d'epoca, e perfino qualche plastico. Dai carri agli aratri, dai gioghi alle falci ai rastrelli, e poi pinze, stampi, forbici, scuri, asce, pialle. Al primo piano ritroviamo gli attrezzi e i macchinari usati per la coltivazione e il trattamento dei cereali, e la ricostruzione delle botteghe degli artigiani: il ciabattino col suo deschetto, la sarta nella sua bottega, il falegname al lavoro, il laboratorio di un orefice, l'angolo del vignaiolo, gli utensili che servivano a macellare il maiale e una piccola scorta di strumenti per la riparazione dei primi mezzi meccanici a motore. Completano la raccolta la perfetta ricostruzione di una povera casa di contadini: la cucina col camino e le povere stoviglie, e la camera da letto. E gli oggetti e i reperti che riguardano la pesca, la cavatura della sabbia, il trasporto fluviale, la coltura del pioppo e i molini ad acqua corrente. A rievocare i bei tempi passati, è anche una bella raccolta di fotografie dell'epoca, che mostrano uomini e donne al lavoro: l'arrotino e le magiche mani del cestaio che intrecciano i vimini e i contadini intenti ad arare i campi e a raccogliere l'uva durante la vendemmia. Ma il cuore, il vero nettare del Museo è conservato nelle cantine del Castello, dove è allestita la sezione dedicata al vino. Si articola in dodici meravigliose sale (che risalgono al 1200 e che sono state ristrutturate nel 1700) e conta centinaia e centinaia di bottiglie pregiate: fermi e mossi, bianchi, rossi e fortemente barricati, e poi passiti e vini liquorosi. Ogni bottiglia esposta è accompagnata da una scheda tecnica in cui sono accuratamente specificate le sue caratteristiche. Insieme, si trovano informazioni sull'imbottigliamento, l'invecchiamento e i vari abbinamenti vino-cibo. Grazie a una serie di pannelli fotografici, è possibile poi conoscere le diverse zone di produzione vitivinicola della Lombardia. Il Museo è aperto da marzo a novembre, la domenica e i festivi dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30. Per informazioni, tel. 0382/766653.