Draghi: «Le famiglie oberate dai mutui»


ROMA. L'aumento dei tassi d'interesse potrebbe avere riflessi importanti sull'indebitamento delle famiglie italiane. L'allarme viene dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nella Giornata mondiale del risparmio. «Per le famiglie e le imprese - dice il governatore - il rialzo dei tassi si rifletterà in un aumento del costo dei prestiti a tasso variabile che rappresentano i tre quarti del totale dei prestiti a medio e lungo termine. Se le tensioni sui mercati dovessero prolungarsi, gli oneri per i debitori potrebbero diventare significativi».
E per confermare i suoi timori Draghi si spinge anche oltre: indica le cifre dell'aggravio possibile. «Per le famiglie che hanno un finanziamento indicizzato al tasso Euribor a tre o sei mesi, un rialzo permanente di 50 punti base comporterebbe in media un aggravio dell'ordine dello 0,6% del reddito disponibile. L'incidenza sarebbe maggiore per le famiglie meno abbienti». Le banche italiane - spiega ancora il governatore - restano ai margini della crisi dei mutui innescata da quelli americani, ma le tensioni hanno una portata planetaria, per questo si riverberano anche sul nostro mercato finanziario.
«Con la turbolenza di quest'estate - spiega Draghi - riteniamo sia iniziato il ritorno a uno stato dei mercati in cui la liquidità non sarà più cosi ampia come nel recente passato, né la volatilità cosi bassa. Il sistema finanziario internazionale ha iniziato questa transizione mostrando finora, nelle aziende di grande dimensione, una maggior forza di quanto si potesse prevedere all'inizio delle perturbazioni sui mercati».
«Il sistema italiano - conferma Draghi - è stato toccato meno degli altri sistemi europei. Oggi il rapporto predominante con il cliente italiano si è rivelato punto di forza. Occorre riconoscere il valore di questo rapporto, progredire ancora nella costruzione di una relazione trasparente e benefica per tutte le parti interessate».
Ma, avverte Bankitalia, «l'attività nel settore mutui si sta espandendo rapidamente. Tra il 2002 e il 2006 i mutui per le famiglie sono cresciuti a ritmi quasi doppi rispetto alla media europea. Si sta innalzando il rapporto fra prestito e valore dell'immobile. Le banche hanno cominciato a offrire soluzioni specifiche a nuove fasce di mutuatari, come i lavoratori atipici o gli extracomunitari. Si è molto estesa l'attività degli operatori specializzati, anche esteri. L'incidenza delle sofferenze sui prestiti per acquisto di abitazioni, ancora bassa, inizia a mostrare segnali di deterioramento».
Serve trasparenza dunque, e controlli. «La Banca d'Italia - dice Draghi - ha sensibilizzato il sistema sui rischi specifici». Un sistema che beneficia del fatto di avere una clientela italiana, come diceva Draghi, ma che non la privilegia, certo, nei costi di gestione dei conti bancari.
«La spesa media per un conto corrente - dice ancora il governatore - è di 130 euro, spesa pur ridotta rispetto al 2005». Ma se un 25% di correntisti che fa poche operazioni paga 70 euro, un altro 25% che ne fa molte paga in media 218 euro. «Le banche devono continuare a migliorare l'informazione fornita alla clientela. Trasparenza delle ondizioni, concorrnza fra banche, attenzione per la clientela, consapevolezza di quest'ultima contribuiscono alla riduzione dei costi, possono e devono stimolare ulteriori progressi».
Progressi che il garante del mercato, Catricalà, giudica ancora insufficienti e che i consumatori vorrebbero aiutati da un dato che Banca d'Italia non fornisce: «Ci dicano quanto le banche guadagnano dalla voce gestione dei conti», chiede Carlo Rienzi, presidente di Codacons.

Alessandro Cecioni