«Felici di lavorare con i bambini»

PAVIA.Chi sogna un lavoro d'ufficio, con una rassicurante routine e pochi imprevisti non scelga la professione dell'insegnante nella scuola d'infanzia. Su questo sono concordi le coordinatrici territoriali del servizio prima infanzia che, nell'ufficio della responsabile Paola Livraghi, accettano di spiegare la 'vita da maestra". Non che manchino gli orari, ovviamente. L'arco di impegno quotidiano va dalle 7.30 alle 17.30 e in questa fascia l'insegnante passa 5 ore e mezza al giorno a contatto con i bambini, oltre a un monte di dodici ore mensili da dedicare alla programmazione, ai collegi docenti, alle attività di aggiornamento. Il tempo da dedicare alla propria famiglia non manca. Ma quello che fa la differenza con gli altri lavori sono proprio quelle 5 ore e mezza. «Lavorare con i bambini - spiega Agnese - è la gratificazione maggiore di questo lavoro, anche se ti 'consuma". A un giovane mi sentirei di consigliarlo, ma con la consapevolezza che bisogna continuamente interrogarsi». Perchè, come ha efficacemente riassunto una psicologa, i bambini di oggi hanno il mouse in una mano e il biberon nell'altra. Vivono inseriti in un mondo che corre e uno dei compiti che spetta alle insegnanti è quello di «dare loro un mondo dai tempi più dilatati», come aggiungono le altre due coordinatrici, Patrizia e Renata. Una 'bolla" di infanzia che preservi i piccoli dalle preoccupazioni della famiglia. Perchè, strano a dirsi, una delle difficoltà maggiori le danno gli adulti, non i bambini. I genitori incastrati in orari flessibili, compressi in tempi insostenibili, sempre alla ricerca di un compromesso tra orari di lavoro bizzarri e possibilità delle scuole di infanzia. «Tutti i giorni - spiegano le coordinatrici - siamo a contatto con i genitori e molti sono stanchi, trafelati. Quindi serve anche una competenza relazionale, non solo didattica». «Bisogna essere molto adulti - riassume Paola Livraghi - ma anche sapersi reinventare. Questo è un lavoro di grande fantasia e che richiede energie non indifferenti». Senza contare le difficoltà ulteriori. Non tanto i bambini disabili, per i quali comunque ci si avvale di assistenti che li seguono per tutta la giornata. Quanto i sempre più numerosi figli di coppie immigrate. «A volte non sanno esprimersi in italiano. Ci serviamo anche di mediatori culturali, ma naturalmente le insegnanti devono tenersi costantemente aggiornate». Il tutto - per inciso - a un salario d'ingresso tra i 1.100 e i 1.200 euro al mese.
Meglio essere bambini oggi o qualche decennio fa? «Domanda da un milione di dollari. Per le opportunità, sicuramente oggi - conclude Agnese - ma per l'affettività io, tutto sommato, preferirei tornare indietro, agli anni in cui sono stata bambina».
A quando la scuola d'infanzia non era l'unico luogo e l'unico tempo per conoscere amichetti. E senza mouse nè console si pedalava d'estate su una bicicletta da cross fischiettando allegri l'Isola che non c'è.