«Non si vuole fare male ma gli scontri capitano»
BREME LOMELLINA.A distanza di tre anni non si è ancora cancellato il ricordo di quella partita. «Me la ricordo bene perché ero l'allenatore - ha spiegato Antonio Ronchi, attuale presidente della società calcistica Bremese - quando ho sentito il 'toc" ho capito che si era rotto qualcosa e sono subito corso a vedere». Bremese-Ottobiano, una partita di Terza categoria, c'è cosi tanto nervoso in campo anche a questi livelli? «Queste cose succedono - ha spiegato il presidente della Bremese - ci sono sempre i 3 punti in palio e in campo non abbiamo delle signorine, ma uomini». Gli scontri però solitamente non sono mossi dall'intenzione di provocare lesioni personali. «Nessuno parte con l'idea di fare male, in area scontri ce ne sono tanti - ha spiegato ancora Ronchi - . Può capitare, un giocatore cerca di colpire la palla e il colpo prende l'avversario in faccia». Nel contrasto Ramaioli-Secchi il pallone non c'era, poteva sembrare un'azione volontaria, o cosi deve essere sembrata per far scattare la denuncia. «Vedendo la dinamica poteva sembrare - ha osservato Ronchi - ma di sicuro non voleva spaccargli il braccio». (ma.br)