I viaggi in note di Giorgio Conte

VIGEVANO. Più che un turista si considera un nomade per mestiere e agli spostamenti preferisce i viaggi immaginari. Talmente fantastici da averli fatti diventare canzoni. Giorgo Conte ne parlerà oggi, alle 18.30, alla Cavallerizza del castello in una chiacchierata con il giornalista Enrico Deregibus che prende spunto proprio da una sua canzone incisa da Ornella Vanoni: «La discesa e poi il mare».
Di Vigevano ricorda bene «la fantastica piazza leonardesca» e un amico: Vito Pallavicini, il compositore scomparso qualche mese fa. «Andrò a trovare sua figlia Marina per parlare di lui», dice Conte.
Coautore insieme al fratello Paolo di brani come «Una giornata al mare» e «La topolino amaranto», Giorgio Conte ha con il viaggio (tema della Settimana Letteraria) un rapporto di amore-odio.
Nella canzone che dà il titolo all'incontro la voglia di andare si mescola alla paura di partire. Lei vive il viaggio davvero cosi?
«Quel brano è il quadretto di una famigliola che parte per le ferie con il ragazzino tutto preso dall'avventura di raggiungere al mare ma con l'handicap del mal d'auto. Uno dei tanti viaggi che tanti noi abbiamo fatto da ragazzi».
Anche lei sentiva il mare prima ancora di arrivare?«Certo, il mare si sente sempre prima. A volte il mare lo si sente anche da qua, lo si avverte come un odore tra le colline di Asti. Lo si sente anche dalla acciughe della nostra bagna cauda. Il nostro mare è li».
Lei ha scritto anche una canzone dedicata al ritorno a casa.
«Secondo me è il viaggio più bello. Tornare è sempre una bella sensazione: io la descrivo con le luci del casello, con i dossi degli ultimi chilometri, con il cancello che ti aspetta. Se devo proprio dir la verità, io preferisco l'idea del viaggio al viaggio stesso».
Cosa si aspetta da un viaggio?
«In genere di incontrare qualcuno di speciale. Certo uno cerca anche la magnificenza dei luoghi, ma alla fine sono i sorrisi quelli che davvero colpiscono. Anche se con il mio mestiere le città le annuso da lontano, mi fiondo in un teatro e la mattina dopo riparto».
Il viaggio ha una sua musica?
«Nel mio caso si perchè viaggiando con i miei musicisti finiamo sempre per condividere situazioni musicali. Ma che mi affascina musicalmente non è tanto l'andare quanto i luoghi: ognuno ha un suo suono». (l.l.)