Mastella iscritto nel registro degli indagati
ROMA. Sul registro degli indagati della Procura di Roma, da ieri, c'è il nome del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Atto dovuto dopo che da Catanzaro sono arrivati i fascicoli dell'inchiesta «Why not» relativi al presunto coinvolgimento del Guardasigilli. La procura di Salerno, competente su quella di Catanzaro, indaga intanto contro Luigi de Magistris, formulando l'ipotesi di abuso di ufficio. Anche in questo caso, tutto nella norma. E' stato de Magistris per primo a non stupirsi del provvedimento.
Le carte dell'inchiesta «Why not» per ora sono nelle mani del procuratore Giovanni Ferrara.
Potrebbero però essere affidate a un sostituto per gli atti necessari prima della consegna al collegio per i reati ministeriali, meglio noto come tribunale dei ministri.
A quanto si sa, nei faldoni trasmessi da Catanzaro non dovrebbe esserci altro materiale oltre quello che riguarda Mastella. Ancora fermi in Calabria i documenti relativi all'iscrizione sul registro del premier Romano Prodi, avvenuta l'estate scorsa.
La decisione del tribunale dei ministri su Mastella non sarà comunque presa in tempi brevi.
Il collegio ha diritto a svolgere una propria istruttoria prima di passare di mano l'incartamenti.
C'è da giurare che i magistrati si prenderanno tutto il tempo a loro disposizione, anche per evitare ulteriori polemiche. L'attenzione, sul caso, resta sempre alta e ieri c'è da registrare una presa di posizione del presidente del Senato Franco Marini. L'auspicio di Marini è che tutta la vicenda si stia svolgendo nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.
A proposito di garanzie, un interrogatorio di garanzia per de Magistris potrebbe svolgersi già lunedi prossimo a Salerno. La voce si è sparsa ieri dopo che il magistrato ha confermato come plausibile l'ipotesi della sua iscrizione come indagato. «Lo trovo assolutamente fisiologico - ha detto il magistrato - con tutte le denunce che mi hanno fatto, sarebbe anormale se non mi avessero iscritti nel registro degli indagati.
Dettagli, de Magistris non ne da. «Non ho mai parlato delle indagini in corso, non è mia abitudine parlarne. Io comunque non penso che sia opportuno rilasciare dichiarazioni in questi momento, quello che dovevo dire l'ho detto, non voglio aggiungere altro anche perché non ho altro da dire».
A Catanzaro, intanto, si continua a indagare.
Il procuratore generale facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi, ha deciso di riprendere dove l'inchiesta si è fermata al momento dell'avocazione, sentendo Pino Tursi Prato, consigliere regionale della Calabria, che stava collaborando con de Magistris.
Tursi Prato sta scontando una condanna definitiva a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa finalizzata al voto di scambio e corruzione.
Avrebbe dovuto essere sentito il 22 ottobre scorso, ma l'interrogatorio era stato annullato dopo l'avocazione dell'inchiesta.
Nelle sue deposizioni, Tursi Prato aveva fatto riferimento a numerosi esponenti politici locali e nazionali soffermandosi sui loro rapporti di amicizia con Antonio Saladino, l'imprenditore che é il principale indagato dell'inchiesta «Why Not». (l.v.)