Rinviato il pacchetto sulla sicurezza
ROMA. È durata quasi quattro ore la riunione del Consiglio dei ministri che ieri pomeriggio doveva varare il pacchetto sicurezza e che invece ne ha rinviato a martedi l'approvazione defintiva. I quattro disegni di legge, infatti, non hanno avuto l'unanimità dei voti. Quattro ministri dissenzienti hanno indotto il premier Romano Prodi a dare uno stop arrivato a tarda sera. Il via libera al pacchetto, nonostante le polemiche, sembrava cosa fatta. Prodi aveva messo a tacere la lite Di Pietro-Mastella e la maggioranza aveva tenuto al Senato. Le agenzie di stampa avevano addirittura già battuto la notizia con tanto di dettagli sulle votazioni. E invece, alle nove di sera dal Palazzo Chigi è arrivata la smentita.
Il provvedimento composto da quattro ddl è stato definito, ma la sua votazione rinviata alla prossima settimana per consentire la più larga convergenza.
Ad annunciare la nuova spaccatura era stato per primo il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che si è astenuto dal votare il disegno di legge sulla sicurezza urbana. «Il provvedimento con le disposizioni sul potere di sindaci e prefetti è troppo confuso e mi auguro sia migliorato dal Parlamento assieme ad altri punti», aveva detto il ministro verde lasciando Palazzo Chigi in anticipo e aggiungendo di avere insistito sulla richiesta di pene «chiare ed esemplari» per chi incendia i boschi, distrugge i parchi e avvelena la fauna selvatica. Ma Pecoraro non è stato l'unico dissidente interno. Sulla «risposta forte» promessa l'altro ieri dal governo ci sono stati altri no che, dopo la grana Mastella-Di Pietro, hanno dato la stura a nuove polemiche politiche sulla tenuta dell'esecutivo.
Il ministro per l'Università e la Ricerca, Fabio Mussi avrebbe condiviso le perplessità del collega Pecoraro Scanio astenendosi a sua volta sulla stessa materia e votando si agli altri tre provvedimenti.
Il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, si sarebbe invece astenuto su due delle quattro parti del pacchetto mentre il ministro per le Politiche europee, Emma Bonino, si è astenuta su tutto. A questo si aggiungano i mugugni dei sindaci che già nelle scorse settimane, dopo mesi di riunioni al Viminale, avevano espresso disappunto sulla forma del provvedimento. Gli amministratori locali avrebbero voluto un decreto legge di immediata applicazione per risolvere le emergenze che mettono a rischio la sicurezza della collettività e non un quadruplo ddl che inzierà il proprio iter parlamentare non prima del gennaio 2008.
Cosi, a sera, il Consiglio ha deciso per un rinvio. Ma a sentire il ministro Paolo Ferrero non è nemmeno vero che si sia votato. «Non si è approvato nulla perchè non si è votato nulla. Le notizie che sono uscite sono false. Ci sono stati troppi pareri diversi. Divergenze che vanno dall'entità della pena per chi vende borse contraffatte alla pena da infliggere a chi imbratta i muri con le bombolette», ha dichiarato il ministro di Rifondazione aggiungendo che «non è detto si arrivi a un provvedimento condiviso, specialmente sul capitolo dei poteri dei sindaci».
A Ferrero ha fatto eco Emma Bonino: «Sono state espresse molte riserve su inasprimenti di pena che rischiano di produrre solo leggi manifesto. E si è decisa una riscirttura», ha spiegato la Bonino mentre la destra calvalca la tigre. «Questo rinvio - ha detto il deputato di An Gianni Alemanno - è una vergogna».