Pavia, capitale della conservazione


PAVIA. La città del Ticino per una settimana diventa la capitale europea della conservazione delle piante. L'occasione è il convegno internazionale sulla conservazione delle piante selvatiche in Europa, che si tiene domani alle 16,45 in Aula Volta dell'Università in seduta pubblica. I lavori proseguiranno da martedi a porte chiuse. Ne parla il professore di ecologia vegetale Graziano Rossi.
Domani verrà presentato il progetto dall'Unione Europea. Aprirà i lavori il rettore Angiolino Stella, poi interverranno esponenti di Regione, Corpo Forestale, Comune e Provincia, il presidente della Rete italiana delle banche del germoplasma Gianni Bedini e il coordinatore della rete europea Simon Linington. Il docente Graziano Rossi, uno dei responsabili del progetto, illustra le finalità.
«In primo luogo - dice - si tratta di definire l'elenco delle specie a rischio di estinzione in Europa. Ogni Stato procede per conto proprio ma non esiste una lista per tutti i Paesi dell'Unione. Le specie vegetali esistenti sono 13 mila; 6.500 sono in Italia, censite nel 2005 dal ministero dell'ambiente e dalla Società Botanica italiana».
Quante sono a rischio?
«E' uno degli obiettivi di conoscenza da raggiungere entro il 2009».
Quante vi aspettate che ce ne siano?
«Il 15-20 per cento».
Qualche esempio di piante a rischio dalle nostre parti?
«Una felce che si trova in tutto il mondo solo in Lombardia (in Lomellina) e in Piemonte (nelle province di Vercelli e Novara). Si chiama 'Isoete di Malinverni", perchè il piemontese Malinverni la rilevò per la prima volta nell'Ottocento e nel 1858 fu descritta come nuova specie a lui dedicata».
Perchè è a rischio di estinzione?
«Perchè piove di meno, l'acqua nei canali non persiste ed è spesso inquinata, si estendono le risaie in asciutta. La zona in cui è maggiormente a rischio di estinzione è proprio la Lomellina».
Quanti esemplari ci saranno?
«Non più di alcune centinaia. In Lombardia 50 specie vegetali si sono estinte negli ultimi duecento anni».
Magari nel contempo ne saranno comparse altre?
«Si, ma sono esotiche, di origine asiatica o americana. Per esempio il Luppolo del Giappone, il Poligono del Giappone, l'Acero americano, che invadono le zone lungo i fiumi. La Lombardia è la regione che in Italia ha il maggior numero di piante esotiche. Ne abbiamo rilevato circa 300 specie negli ultimi cinquecento anni. Ma non intendiamo solo conoscere le specie a rischio in natura ma anche sapere quali sono già conservate nelle banche del germoplasma, cioè banche del Dna che conservano i semi o le spore delle diverse piante».
Molte delle 13 mila specie sono già in cassaforte nelle banche europee del germoplasma?
«Si. L'obiettivo finale è quindi quello di conoscere le specie che restano fuori, che raccomanderemo alla Commissione Europea per azioni successive di conservazione. Il secondo obiettivo è definire le migliori metodologie per conservare questo Dna».
Con quali tecnologie?
«Varie sono le possibilità. Per esempio la sola disidratazione dei semi oppure la disidratazione accompagnata dal loro congelamento oppure ancora la crioconservazione con l'azoto liquido, tecnica utilizzata anche per gli embrioni umani, a meno 196 gradi centigradi. Ci chiuderemo in conclave per stabilire la migliore tecnica e raccomandarla all'Unione Europea».
Si parlerà anche del progetto 'Prati fioriti" in corso a Pavia.
«E' un'applicazione della banca dei semi della Regione, che gestiamo all'Orto Botanico dell'Università. La banca dei semi è visitabile all'Orto Botanico e consiste in vari locali locali per la disidratazione, il congelamento e laboratori per testare la germinabilità dei semi».

Sisto Capra