Il pluralismo politico in televisione con i dati dell'Osservatorio pavese
PAVIA. Si chiama Cares ma è nota al grande pubblico con la definizione vulgata di Osservatorio di Pavia, società che si occupa di monitorare la programmazione tv. L'operato dell'Osservatorio verrà presentato ai cittadini, in concomitanza con 'Punta su Pavia", alle ore 17.30 di domani presso l'Aula Magna dell'Università. Ne abbiamo parlato con Stefano Mosti, presidente Cares dal 2001.
Cos'è l'Osservatorio?
«Una società nata nel 1994 per monitorare il rispetto del pluralismo televisivo nelle elezioni politiche di quell'anno. Un lavoro che dal mezzo televisivo si è poi allargato a stampa, radio, Internet».
Vi occupate solo di rilevazioni politiche?
«Monitorare il processo democratico attraverso i media è il nostro incarico principale, ma non esclusivo: altri campi d'indagine sono la valutazione della programmazione rivolta ai minori, o indagini di mercato».
Quali i vostri commttenti?
«Il primo è la Rai che usa i nostri dati per riequilibrare le presenze dei partiti nel palinsesto. Altri studi, per conto di istituzioni come OSCE o Ministero degli Affari Esteri, riguardano campagne elettorali di paesi chi hanno bisogno di una valutazione del processo democratico, come l'area balcanica».
Un paese veramente democratico ha davvero bisogno di questi controlli?
«La possibilità di monitorare non è una contraddizione, ma un rafforzamento della democrazia, un valore aggiunto, un organismo di vigilanza deve essere presente in ogni paese che voglia considerarsi democratico. Il nostro lavoro una goccia nel mare, ci sono molti modi di fare politica che esulano dal nostro campo d'indagine: rileviamo dati che spetta ad altri interpretare».