Il banco vince sempre E anche la Politica
Grazie ancora a Report per la lezione di giornalismo di domenica sera in un panorama di trasmissioni inguardabili, giornali farlocchi e sepolcri imbiancati.
Due o tre considerazioni su cose avvenute in questi giorni. Partiamo dall'ultima. Giampiero Fiorani (persona, del resto, sorprendentemente piacevole nell'eloquio!), ha fatto un'ottima figura in uno show televisivo per lui confezionato da Canale 5. Ha orgogliosamente rivendicato il diritto d'accumulo in banche estere di un patrimonio personale ammontante ad uno spropositato numero di milioni di euro. Se l'è guadagnato giocando proprio su quei derivati che nei prossimi anni costeranno agli enti locali (cioè a noi - vedi Report) una ancor più spropositata quantità di euro. Anzi ci ha fatto sapere che avrebbe potuto intascare anche di più, come altri colleghi finanzieri ancora in auge (lui, poverino, è caduto nella polvere nonostante il bene perpetrato alla sua comunità!).
Inoltre ha reso edotti i prostrati giornalisti presenti di alcune pratiche bancarie d'uso comune. Ad esempio: i circa 50 milioni di euro prelevati indebitamente ai correntisti della (ex) Popolare di Lodi erano normali commissioni per servizi prestati. Allo stesso modo «prelevano» tutte le altre banche. Non ha rubato mai neppure un euro! Tutto legale. Il dramma è che è vero.
Le banche, come le assicurazioni, sono associazioni che fanno i loro interessi. Siamo in democrazia o no? La colpa è nostra se paghiamo. Nessuno ci obbliga. Adesso possiamo anche cambiare banca, o assicurazione, volendo. Cosa pretendiamo di più?
Infine la notizia del giorno, anzi degli ultimi due giorni. Non è che il figlio di Bassolino fa affari con la Campania governata dal padre (ex ala sinistra Ds) o che la Bresso, governatrice piemontese, quella che vuole a tutti i costi la Tav forse per non perdere i soldi europei, si rifiuta di rendere pubblici i contratti, disastrosi per le pubbliche finanze, stipulati con le banche, cosi come si guarda bene dal mostrarli il governatore ligure Burlando, quello che va contromano in autostrada. La notizia, rigirata in tutte le salse, è la partecipazione al voto nelle primarie Pd.
Alleluia, è nato un nuovo partito! Facce nuove a badalucco: Veltroni, Bindi, Parisi, Fassino, Rutelli, D'Alema... Poteva esserci anche Pannella e non l'han voluto: pensa un po'! Bulgara e scontata la vittoria del futuro leader, ma ciò che mi chiedo è cosa spinga le persone a partecipare, dando pure un obolo, a riti tanto scontati. La ragione non sta nel fatto di essere tali e quali al ceto dirigente prescelto, come qualcuno vorrebbe - anche se «prescelto» è parola grossa considerando le liste bloccate. Direi, al contrario, che sono talmente migliori da credere ancora nella possibilità di risollevare le sorti di questo malandato paese prima che una grillesca risata lo sommerga.
Tenuti insieme dal bostic della paura per il ritorno berlusconian-leghista e i rigurgiti nostalgici neofascisti, mugugnano, ma dimenticano generosamente. Privilegi, affari, inciuci di questi sempiterni personaggi politici passano magicamente in secondo piano.
Fabrizio GarlaschelliPavia
«La giunta e la verifica?
Portolan ha ragione»
Non riesco ad associarmi al coro di coloro che criticano Portolan, assessore alla mobilità di Pavia che ha lamentato disparità di trattamento nei confronti suoi e del partito che rappresenta. La giunta infatti da mesi ha tollerato il fatto che l'onda negativa per le denunce al dirigente Capone, sommergesse anche Portolan perché, secondo alcuni, non poteva non sapere in quanto assessore delegato al momento dei fatti. Ora il messaggio di Portolan al mondo della politica è chiaro e sortirà il suo effetto.
Infatti anche sulla sciagurata assegnazione dell'appalto per l'installazione dei rilevatori di infrazioni semaforiche alla ditta Traffic Tecnology senza alcuna gara, si deve pensare per analogia che il politico di turno non poteva ignorare il fatto.
La questione non è di lana caprina perché, al momento dell'assegnazione dell'appalto senza gara, il politico di riferimento non era più Portolan ma il sindaco.
Il messaggio è chiaro e chi deve capire capirà. Ma perché inviarlo prima del 14 ottobre, alla vigilia della costituzione del nuovo partito democratico? In politica nulla è casuale, tanto meno a Pavia.
Forse Portolan, politico navigato, in questa vicenda è semplicemente impegnato a dare visibilità e peso politico al suo partito. Infatti cambiare i partiti della coalizione che è stata votata dalla maggioranza dei pavesi è una scorrettezza soprattutto verso l'elettorato e giustifica le contromosse di chi vuole difendere la propria identità politica: Verdi, Rifondazione e socialisti mentre l'Udeur ha tutto da perdere dal coinvolgimento in una giunta litigiosa, in fase di declino.
Sandro Assanelliconsigliere comunale di Forza Italia, Pavia