STACCARE LA SPINA: CADE UN TABU'


La sentenza della Cassazione, che ha disposto un nuovo processo per il caso di Eluana, la ragazza in coma da 15 anni e per la quale il padre chiede da anni la sospensione dell'alimentazione artificiale che la tiene in vita, delinea prospettive del tutto nuove per l'intera materia e può significativamente influire, forse, sulla stessa evoluzione legislativa. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto il rigetto del ricorso del padre, avanzato contro una sentenza della Corte d'Appello di Milano che, a suo tempo, si era pronunciata per il no al distacco del sondino. Sarà ancora la Corte d'Appello di Milano a pronunciarsi, ma dovrà farlo una sezione diversa, che certo dovrà tener conto dei due argomenti in base ai quali, secondo la Cassazione, può essere ammissibile autorizzare l'interruzione dell'alimentazione. Il primo argomento riguarda l'accertamento, che deve essere provato come irreversibile, del coma del paziente. Il secondo riguarda la necessità di accertare se, Eluana, in tali condizioni e in base alle proprie convinzioni etiche, potendolo fare, sceglierebbe di interrompere l'alimentazione. In sostanza, ed è ciò che fa testo in linea generale, che fa giurisprudenza, se qualcuno dichiara che, trovandosi nello stato in cui si trova Eluana, preferirebbe morire, secondo la Cassazione, a patto che l'irreversibilità della condizione vegetativa sia provata, si deve acconsentire.
E' una svolta importante, che finora ci si attendeva dal legislatore ma che il Parlamento non è mai riuscito a formulare, bloccato com'è da veti e da contrasti insanabili. Ora la Corte supera questa empasse e in materia fissa un criterio forte, anzi due. Con ciò, definisce una nuova sfera di diritto: il diritto a non subire oltre ogni limite una cura che, infine, si trasforma in un tormento, un'assistenza che vorrebbe garantire dignità fino all'ultimo ma che si volge invece nel suo opposto e diventa accanimento, mancanza di rispetto. Ora il padre di Eluana dovrà dimostrare che la figlia non avrebbe voluto restare inchiodata a una vita non vita attraverso un sondino, e sperare che la Corte lo ascolti e gli creda. Ma ci sono stati casi anche recenti in cui il paziente stesso ha potuto parlare (vedi Welby). La giustizia, nel suo caso, per non parlare della politica, è stata irremovibile. Ora, dopo questa sentenza, sarà più difficile lasciare inascoltate le richieste di chi la propria volontà l'avrà testimoniata chiaramente, lasciandola depositata prima, per ogni evenienza (di fatto stilando un «testamento biologico»), o esprimendola direttamente durante il decorso di un'eventuale malattia progressiva. La sentenza della Cassazione, dunque, può cambiare molte cose. Una l'ha già cambiata: non è più tabù ipotizzare di «staccare la spina».

Gianfranco Bettin