Clima e pace, un Nobel ex aequo per Al Gore


ROMA.È un riconoscimento storico della causa ambientale il Nobel per la pace che l'accademia di Oslo ha voluto assegnare, ex aequo, ad Al Gore e agli scienziati dell'Intergovernmental Panel on climate change, il Comitato intergovernativo dell'Onu sui mutamenti climatici. Un premio prezioso accompagnato da un richiamo forte a tutti i governi del mondo perchè intervengano con urgenza, prima che le conseguenze dei cambiamenti in atto diventino ingovernabili dalla mano dell'uomo, prima che il pianeta divenga preda di guerre sanguinose e immense carestie.
La decisione annunciata ieri mattina dal presidente del comitato norvegese, Ole Dambolt Mjoes, dopo una selezione fra 180 candidati, è stata accolta con grande gioia dai due prescelti. «Sono profondamente onorato di condividere questo premio con la più importante organizzazione scientifica del mondo impegnata nel tentativo di migliorare la comprensione della crisi climatica. Una crisi che non è un problema politico, ma rappresenta piuttosto una sfida morale e spirituale per tutta l'umanità», ha commentato a caldo Al Gore. «Il privilegio è nostro», ha replicato il direttore dell'Ipcc, l'indiano Rajendra Pachauri, emozionato e quasi incredulo davanti alla notizia. «I vincitori del premio sono la comunità scientifica che contribusice all'Ipcc e i governi che hanno sostenuto il nostro lavoro, il lavoro compiuto da centinaia di ricercatori. E ora mi auguro che si creino una maggiore coscienza dei problemi ed una consapevolezza dell'urgenza», ha aggiunto Pachauri ricordando che «l'evoluzione del clima minaccia di disarticolare le economie mondiali distruggendo ogni stabilità sociale».
Al Gore e l'Icpp, non a caso, sono stati insigniti del Nobel per la pace per «i loro sforzi tesi a costruire e disseminare una più grande conoscenza dei cambiamenti climatici prodotti dall'uomo, e a chiedere misure per contrastarli», recitano le motivazioni del premio mettendo in luce i rischi che il pianeta corre. «I cambiamenti climatici possono alterare e minacciare le condizioni di vita dell'umanità, possono produrre migrazioni su larga scala e grandi competizioni per le risorse. Questi cambiamenti saranno inoltre a carico delle nazioni che sono già più vulnerabili, aumentando il rischio di conflitti», ha scritto il Comitato norvegese. E se Al Gore è stato uno dei primi leader politici a capire l'importanza della sfida e a divulgare la conoscenza nell'opinione pubblica attraverso un forte impegno individuale, si legge ancora, all'Ipcc va riconosciuto il merito di avere creato, grazie ai rapporti emessi negli ultimi due decenni, un largo consenso informato sulle connessioni tra attività umane e riscaldamento globale».
Ma assegnando questo Nobel il Comitato ha anche voluto mandare un messaggio forte ai potenti, «a chi deve prendere quelle decisioni necessarie a proteggere il mondo». «Bisogna agire adesso - ha scritto il Comitato - prima che i cambiamenti climatici sfuggano di mano all'uomo».
La Casa Bianca, nel frattempo, ha fatto sapere di essere lieta per la scelta fatta. «Bush è felice per Gore. Ma in materia di politiche ambientali gli Usa non intendono cambiare rotta», ha commentato il portavoce dell'amministrazione, Tony Fratto. I suoi sostenitori invece sperano che il Nobel possa preludere ad una clamorosa discesa di Al Gore nella corsa verso la presidenza.

Natalia Andreani