Spese militari, maggioranza battuta
ROMA. Primo scivolone del governo sulla Finanziaria. La commissione Difesa del Senato ha dato parere contrario alla manovra. Infatti ha votato e approvato (con 13 si e 12 no) un documento che motiva il parere sfavorevole a causa dei tagli che sono stati apportati al settore.
Il documento è stato redatto dal presidente della commissione, Sergio De Gregorio, eletto nel centrosinistra con l'Italia dei Valori, ma ora passato all'opposizione. Dunque il voto di De Gregorio ha pesato, ma ha pesato anche l'assenza di Marco Follini (ora senatore dell'Ulivo ma, l'anno scorso, eletto con il centrodestra). Follini era assente per motivi familiari, altrimenti la votazione si sarebbe chiusa in parità (13 contro 13) e non sarebbe passato alcun parere.
Il documento accusa il governo di tenere le forze armate a livelli più bassi di quelli previsti per legge. Inoltre si dice che non è scongiurato il rischio che migliaia di volontari in ferma breve vengano congedati nei prossimi anni.
Nove miliardi in più.Notizie positive, invece, vengono dal viceministro Vincenzo Visco che ha annunciato l'arrivo, nelle casse del Fisco, di 9 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2006. «Rispetto agli strumenti che il governo può utilizzare - spiega, però, Visco - la pressione fiscale non può più essere incrementata, in quanto ha raggiunto livelli pressoché ineguagliati nella storia del dopoguerra».
Visco spiega che «una combinazione equilibrata di controlli e sanzioni riduce la convenienza ad evadere» e aggiunge che «una nuova manovra correttiva nel prossimo esercizio, potrà portare al pareggio di bilancio».
La tassa di scopo.Se cinque euro vi sembran pochi. Sarà questo il ritornello delle prossime settimane. Cinque euro è la tassa di soggiorno (ora ribattezzata tassa di scopo) che un gruppo di Comuni ha chiesto di poter applicare. Su questo argomento c'era già stata una gran confusione nella primavera scorsa. Alcuni leader politici (Rutelli in testa) si erano prima detti favorevoli e poi, dopo le proteste, contrari. Di che cosa si tratta? Si tratta di una tassa di 5 euro (chiamato anche 'contributo d'ingresso e di soggiorno") che dovrebbe essere applicata sulla spesa per pernottamento dei turisti (ogni Comune è libero di decidere se applicarla o no). I gestori, o gli albergatori, dovrebbero anticipare la tassa ai Comuni (il 16 febbraio e il 16 luglio di ogni anno) salvo poi rivalersi sui turisti che hanno alloggiato negli hotel.
Ma perché tutto questo? I sindaci, soprattuttto delle città a maggior vocazione turistica, dicono che la presenza dei turisti costa. A questo proposito, il presidente dell'Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Leonardo Domenici (che è anche sindaco di Firenze) scrive: «Ci sono città, ad alta densità turistica, che vorrebbero introdurre una forma di prelievo a carico dei turisti, per evitare che gli oneri derivanti dai maggiori servizi da erogare restino a carico dei soli cittadini contribuenti».
La questione era già stata sollevata, in primavera, dal sindaco di Venezia, Cacciari, che aveva sostenuto come il Comune dovesse sostenere spese ingenti per far fronte ai bisogni dei turisti in arrivo. Tra i Comuni che hanno sottoscritto la richiesta, da citare Aosta, Bologna, Firenze, Gaeta, Genova, Ischia, Lipari, Parma, Pescara, Pompei, Positano, Rapallo, Ravello, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Sorrento, Taormina, Torino, Viareggio e Venezia. In particolare i sindaci dicono che i turisti in Italia spendono, in media, 85 euro al giorno, meno che nel resto d'Europa. La richiesta dei 42 sindaci, che troverebbe d'accordo il ministro Padoa-Schioppa, viene bocciata da tutte le associazioni di categoria. La Federturismo dice che «non serve allo sviluppo». La Confesercenti (più vicina al centrosinistra) parla di 'tassa autolesionista" perché spingerebbe i turisti verso altri Paesi.