All'ortomercato esplode la rabbia

MILANO.Ortomercato di Milano bloccato dalle 21 di domenica sera fino alle 9 di ieri mattina per una manifestazione attuata dai lavoratori di alcune cooperative e da esponenti del centro sociale «Vittoria», che intendevano protestare contro «il lavoro nero e le infiltrazioni mafiose nell'attività del pià grande mercato generale d'Italia». Centinaia di camion sono rimasti bloccati. Ieri mattina la situazione si è sbloccata quando una delegazione di lavoratori, accompagnati dall'assessore comunale al Commercio, Roberto Predolin, sono stati ricevuti dal questore di Milano al quale hanno illustrato la situazione. Secondo quanto si e' appreso i lavoratori di alcune delle cooperative storiche accusano altri soggetti, intervenuti più di recente a fornire mano d'opera all'Ortomercato, di praticare delle tariffe molto più basse (13 euro l'ora contro i 17 praticati per il facchinaggio dalle cooperative storiche) avvalendosi però di mano d'opera pagata in modo irregolare. Secondo esponenti di queste cooperative nell'Ortomercato opererebbero cooperative concorrenti formate da gruppi di extracomunitari e di italiani meridionali che praticherebbero il dumping mettendo in difficoltà chi opera regolarmente.
Secondo alcuni iscritti alla Cgil è stata una protesta per rivendicare attenzione per alcune situazioni che i lavoratori delle cooperative storiche dell'Ortomercato definiscono «gravi e incancrenite». In particolare per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro e il lavoro nero. Negli ultimi tre anni sono tre gli operai morti nell'area di via Lombroso: nel 2004 Domenico Lomazzo fu colpito alla testa da muletto in manovra; nel 2005 Gennaro Infante fu schiacciato da un tir, cosi come mori, sempre finendo sotto un mezzo in manovra, nel 2006 un immigrato clandestino che, nascosto in un cassone, cercava di sgattaiolare fuori eludendo i controlli. «L'altra piaga alla quale, nonostante tante denunce non si è potuto o voluto mettere riparo è quella del lavoro nero o, addirittura, si sospetta, quella dei falsi permessi di soggiorno». Insomma, secondo i promotori della protesta, all'Ortomercato ci sarebbero problemi «di legalità, mentre difficilissimo è l'espletamento dei diritti e delle libertà sindacali». «Nella miriade di aziende, almeno 300, tutte con meno di 15 dipendenti, si sono inserite imprese - spiegano i più sindacalizzati - che non danno ai loro dipendenti una busta paga regolare. Pagano ufficialmente una quarantina di ore al mese, e sul resto, in nero, spesso si trattengono anche una tangente».