«Ora è più difficile credere ad Alberto»

GARLASCO. «Il Dna sui pedali della bici solo in astratto è compatibile con quello di Chiara. E certamente non deriva da sangue, lo ribadisco. Le risultanze in nostro possesso lo confermano». L'avvocato Giulio Colli, legale di Alberto Stasi, ribadisce che questa convinzione del collegio di difesa è basata su argomenti concreti. Mentre il padre di Chiara a quanto pare crede sempre meno alla versione di Alberto: «Come si possono non nutrire dubbi?». Su tre particolari, soprattutto. Non lo convincono l'ipotesi del sangue mestruale sui pedali della bici e le scarpe gettate via da Alberto in Inghilterra. «Alberto dice che a volte usava la bici perché non aveva il telecomando del cancello di casa sua. Ma i vicini l'hanno spesso visto entrare in auto, azionando il telecomando». Intanto, ieri circolavano indiscrezioni sulla possibilità che il Dna rilevato sulla bici sequestrata ad Alberto non fosse di Chiara.
Il consulente tecnico della difesa, Francesco Maria Avato, dichiarava: «La nostra convinzione che non ci siano elementi rilevanti a carico di Alberto Stasi, anche da un punto di vista degli accertamenti scientifici, si rafforza progressivamente».
Arriveranno forse oggi gli attesissimi risultati ufficiali delle analisi di laboratorio dei Ris sulle microtracce, trovate la scorsa settimana sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, a tutt'oggi unico indagato per il delitto.
E non sembra improbabile che i carabinieri dei Ris di Parma tornino ancora a breve nella villa di via Pascoli. Proprio per questo potrebbe slittare la consegna della relazione finale dei Ris, prevista inizialmente per il 15 ottobre, lunedi prossimo.
E slitterebbe ulteriormente anche la riconsegna ai Poggi della villa di via Pascoli. La casa è sotto sequestro dal 13 agosto, giorno dell'omicidio della 26enne Chiara.
Da allora il padre, la madre e il fratello Marco vivono a Gropello, nella casa della nonna materna.
Fra le indiscrezioni degli ultimi giorni, ci sono anche le impronte 'sconosciute" - non appartenenti ai famigliari di Chiara o ad Alberto - trovate sulla porta delle scale verso la cantina, dove è rimasto il cadavere di Chiara. Alberto Stasi dice di aver aperto, e quindi toccato la porta, prima di trovare il cadavere della ragazza.
Le impronte dovranno in primo luogo essere confrontate con quelle di chi è entrato in casa dopo il delitto, come soccorritori o necrofori. O comunque essere confrontate, se verrà ritenuto opportuno, con quelle di chiunque possa aver avuto contatti con Chiara Poggi.
Tenendo conto che - rimanessero anche sconosciute - le impronte potrebbero essere su quella porta da parecchio tempo.
Quindi, non è detto che appartengano a un killer misterioso.
E ancora: nel bagno della villa di via Pascoli sarebbero state rilevate solo le impronte di Alberto Stasi.
Ma questo particolare di per sé non significa nulla: il fidanzato di Chiara frequentava abitualmente la villa, dove ha anche dormito la notte fra il 7 e l'8 agosto e fra il 10 e l'11 agosto.
Non è escluso, a quanto si apprende, che per far luce sul delitto il consulente della famiglia della vittima, Marzio Massimiliano Capra, chieda di compiere altri «accertamenti mirati», per trovare nuovi elementi utili all'indagine.
Secondo gli investigatori, comunque, il quadro indiziario a carico del 24enne Alberto Stasi rimane decisamente pesante, indipendentemente dall'esito degli esami dei Ris.