Amianto alla Prescav, sequestrate due aree

SAN MARTINO. E' trascorso poco più di un anno e mezzo da quando, nel dicembre del 2005, con orgoglio, l'Unione industriali premiava la «Prescav Grandi Strutture» di San Martino. Sei mesi dopo quel premio andavano a casa i primi operai, a luglio del 2006 scattava la cassa integrazione. E ora la Prescav, o meglio il terreno su cui sorge, potrebbe essere una vera bomba ambientale: rischio amianto, si sospetta. Due aree - una interna alla fabbrica, l'altra esterna - sono state poste sotto sequestro penale e gli operai, interrogati dai carabinieri, raccontano cos'era accaduto.
«Sotterravano di tutto», dice uno di loro ai carabinieri di Borgo Ticino e a quelli del Nucleo Operativo Ecologico dell'Arma. Ma anche chi abita li vicino, commercianti e negozi, hanno raccolto negli anni le confidenze dei lavoratori. Più o meno tutte in questo senso. Per ora testimonianze da confermare con le analisi. Il Comune di San Martino, e il suo sindaco Renato Abbiati, sono però molto preoccupati e sottoposti alle pressioni dei residenti, in particolare quelli che abitano lungo il dipanarsi della Roggia Grande, dove si è registrata, nei mesi scorsi, una sospetta moria di pesci. Colpa dell'amianto? Colpa della Prescav? Lo accerteranno le analisi, le tante analisi, sulle due aree sequestrate. Nel vertice dell'altro ieri, presente il rappresentante della proprietà, della dittà che affitta lo stabilimento (la Ipa Prescat di Bergamo), il Comune, i carabinieri di Borgo Ticino e i tecnici dell'Asl, è stato deciso di non sequestrare l'intero stabilimento, ma appunto due aree - una esterna di un imprenditore che pare voglia costruire un piccolo centro commerciale - l'altra interna, sulla quale erano stati depositati materiali «sospetti». Verranno analizzate le acque, la regolarità degli scarichi (e il rispetto della legge sulle vasche di raccolta e trattamento delle acque). Inoltre, per scrupolo, sarà fatta un'analisi dell'aria e dei terreni in profondità con prove penetrometriche per capire, prima di tutto, di quali materiali possano essere stati interrati. Insomma, si andrà a fondo. In tutti i sensi. Non solo. L'Asl, per quanto riguarda la sicurezza del lavoro, ha già imposto all'azienda che utilizza lo stabilimento di mettersi in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre il sindaco sta per firmare un'ordinanza con la quale imporrà alla Ipa Precast di rimuovere tutti i materiali e rifiuti a rischio, operazione peraltro che l'azienda ha iniziato autonomamente.
Ma saranno le analisi a dirci se la Prescav, azienda «gioiello» fino al 2000, con cinquanta operai, e poi morta nelle mani del Gruppovacis di Bergamo, è stata solo una storia imprenditoriale sfortunata oppure, oltre a questa, è stata il teatro di un disastro ambientale.