Addio a Matteo in una chiesa commossa

PAVIA.Matteo non è perso. Ma vive. Don Eugenio lo ha detto a gran voce, con la convinzione che solo una fede matura può avere. E in quel momento, nella chiesa di San Carlo Borromeo, tutti ci hanno creduto. Tutti, guardando la piccola urna con le ceneri di Matteo Folz, hanno pensato che lui, come ha detto un amico, sta navigando nei fiumi dell'eternità insieme a papà Carlo. E'stato un attimo di consolazione, quello che ha regalato il parroco, alla mamma Teresa, al fratello, ai parenti e ai tanti, tantissimi amici che si sono radunati per l'ultimo saluto al giovane morto a soli 33 anni per un incidente in moto. A celebrare le esequie è stato don Eugenio Negro. L'invito, in apertura, a vivere la cerimonia nella consapevolezza della fragilità umana e poi il ricordo della parole dure, pronunciate in un attimo di immenso dolore da parte della mamma:"Sono arrabbiata con Dio". Ma anche la risposta, piena di amore e di misericordia, del prete:"Fallo pure". Una risposta data nel ricordo dell'esperienza del profeta Giobbe che nella vita aveva perso tutto ciò che gli era di più caro. Anche lui si era ribellato con Dio ma lo aveva fatto con la consapevolezza che Dio è un padre e con un padre capita a volte di arrabbiarsi. Anche la signora Teresa, allora, può non capire un disegno divino che ha voluto per lei un anno di lacrime, scandito da due lutti che le hanno dimezzato la famiglia. Che l'hanno privata di un marito e di un figlio.
L'urna con le ceneri del giovane, al termine della cerimonia, è rimasta a lungo sul sagrato della chiesa. In un silenzio difficile da descrivere. Un cappellino verde e il ritratto di un viso sorridente, pronto a sfidare la vita, sono le ultime immagini che Matteo ha regalato agli amici e ai suoi colleghi con i quali condivideva le giornate al centro nautico"Amici del Po". Un ultimo ricordo prima di accomiatarsi per sempre e andare a riposare accanto a papà Carlo, al cimitero di Stradella.
Raffaella Costa