Alberto: le due notti passate a casa di Chiara
GARLASCO. Alberto ha dormito due notti a casa di Chiara, nei giorni precedenti al delitto, partiti i Poggi per la montagna. Ma «non abbiamo dormito nello stesso letto. E lei non ha indossato il pigiama davanti a me. Non ricordo se era quello rosa. Sicuramente prima di dormire ci siamo abbracciati, e indossavamo i rispettivi pigiami». Dopo quelle due notti, Alberto dice che non ha lasciato da lei «né miei vestiti né il mio pigiama». E la notte fra il 12 e il 13 agosto è rientrato a casa, spiega nei verbali di interrogatorio. Descrive anche come ha passato la mattina del 13 agosto, prima di andare a vedere perché Chiara non rispondeva al telefono. La sera del 12, avevano cenato insieme in via Pascoli. «Alle 22 ho visto dei lampi: sono andato in auto a casa mia per mettere il cane nel garage». Ma Alberto dimentica le sue chiavi di casa da Chiara, «allora ho scavalcato il cancello. Le clèr del mio garage sono sempre aperte (...) per questo ho potuto metterci il cane». Poi va a prendere le sue chiavi e ritorna in via Carducci a dormire. Si sveglia alle 9, rimane a letto fino alle 9.30.
«Non ho ricevuto né fatto alcuna telefonata in questa mezz'ora - dice -. Mi sono alzato e alle 9,45 ho fatto uno squillo sul cellulare di Chiara, senza avere risposta». Lo squillo alla mattina «quando ci alzavamo o lo facevo io appena alzato o comunque lo faceva Chiara».
Non si preoccupa se Chiara non risponde. Tra le 9.30 e le 10 «mia mamma ha chiamato sul telefono fisso di casa mia e io ho risposto (...) mi ha chiesto solo come stavo e se era tutto a posto». Poi, «mi sono messo a scrivere la tesi in camera mia con il mio pc». Verso le 10,45 fa un altro squillo sul cellulare di Chiara: nessuna risposta. Continua a scrivere la tesi fino alle 12,20, «quando ho chiamato Chiara (...) dal fisso della mia abitazione, perché ricontrollando sul mio cellulare non ho visto chiamate».
Chiama sia sul cellulare che sull'utenza fissa di Chiara. Dopo le 12,20 «ho tolto l'antifurto della mia abitazione e ho dato da mangiare al cane». Poi si prepara il pranzo: farfalle al sugo pronto della Barilla, fra l'altro. Finito il Tg5 prova a chiamare Chiara sia a casa che sul cellulare, più volte. Nessuna risposta. «Ho chiamato una volta dal mio cellulare - risulta una chiamata verso il telefono di Chiara alle 13,31 - e le altre dalla mia utenza fissa». Allora «ho cominciato a preoccuparmi, e ho deciso di recarmi a casa sua. Ricordo che la sera prima quando ci siamo lasciati, mi aveva detto che forse sarebbe andata a trovare la nonna a Gropello in una casa di riposo».
Il ritrovamento del corpo.Al pm Muscio, Alberto spiega il ritrovamento del cadavere. «Sono andato a casa di Chiara con la mia Golf che ho parcheggiato davanti al cancello pedonale». (...) Ho suonato il citofono «credo per tre volte, Non mi ha risposto nessuno. Ho quindi provato a telefonare dal mio cellulare sia sul cellulare di Chiara sia sul fisso (...). Nessuna risposta. (...)». «Abbassandomi ho visto che la luce dell'allarme non era accesa. (...) Ho chiamato ancora a voce alta la Chiara ma non ho avuto risposta. Sempre mentre mi trovavo fuori, ho notato che la porta d'ingresso era chiusa mentre la porta finestra della cucina era aperta verso l'interno, la zanzariera abbassata e c'era l'inferriata in metallo nero chiusa. Avevo notato che le persiane della sala erano chiuse, cosi come le persiane della finestra della cucina. Ho quindi deciso di scavalcare il muro di cinta. (...) attraversando il giardino mi sono avvicinato alla porta finestra della cucina. (...)».
«La chiamo ma lei non risponde».Dice Alberto al Pm: «Ho richiamato ad alta voce Chiara senza avere risposta. Mi sono spostato in direzione della porta d'ingresso provando ad aprirla. La porta si è aperta azionando la maniglia, in quanto non aveva alcuna mandata». La prima cosa che ha visto «è stata la tv accesa nella saletta in fondo al corridoio. Il mio primo istinto è stato di andare in quella direzione. Avrò fatto un passo o due: ho notato una macchia di sangue in basso alla mia sinistra, molto vicina alla porta della cucina». La stessa macchia «era sul muro dove lo stesso si unisce al pavimento e proseguiva sul pavimento stesso. Per terra, in prossimità di questa macchia, ho visto due oggetti: uno era nero, mi sembrava in ferro battuto, un porta vaso o qualcosa di simile». Ma non l'ha osservato con attenzione: «con la coda dell'occhio, ho visto un altro oggetto che mi sembrava di forma allungata e di colore chiaro, quasi legno». Poi si è diretto nella salettina in fondo.
«Non ho guardato dove mettevo i piedi».«Però, avevo visto che la macchia di sangue si prolungava verso la saletta». Quindi, «quando ho corso per andare verso la saletta, mi sono mantenuto nella parte centrale o comunque verso destra del corridoio. Ho dato un'occhiata veloce nella saletta, e ho visto che non c'era nessuna persona(...)». Nessuno neanche in bagno e nel box: «In tutti i movimenti che ho appena descritto, non ho guardato dove mettevo i piedi. Per tutto il tempo non ho visto neanche i gatti di Chiara». Stava per andare di sopra, «mi sono girato e ho visto la porta della cantina, che era chiusa». Ho provato ad aprirla, «prendendo la maniglia a destra per chi guarda la porta. Ho applicato una forza da destra verso sinistra, pensando che si trattasse di una porta a soffietto o a scrigno, o meglio che scorre nei muri». Ha visto che non si apriva, quindi ho appoggiato la mano sinistra spingendo verso l'interno, mentre con la destra continuavo ad applicare la forza da destra verso sinistra». La porta quindi si è aperta. «Non ho acceso la luce. Ho visto una macchia di sangue, leggermente alla mia destra, sul tratto di muro che si congiunge con i gradini della scala». «Ho sceso due gradini circa. Mi sono inclinato in avanti e, guardando verso sinistra le scale».
«E poi ho notato il corpo di Chiara».II corpo era a pancia in giù, con la testa verso la fine della scala e i piedi verso la parte alta. «L'ho vista con il pigiama rosa, aveva le gambe leggermente allargate, e la testa girata verso il muro con il viso sinistro appoggiato su un gradino della scala. Ho notato solo che la macchia di sangue si prolungava sui primi gradini davanti a me. Ho visto abbastanza il viso di Chiara, ricordo una parte bianca».
«Appena l'ho vista sono scappato».Dice Alberto: «Mi sono girato per risalire i gradini e sono andato di corsa, senza guardare dove mettevo i piedi, verso la porta d'ingresso». Intanto cercavo il cellulare che aveva nei pantaloni. «All'ingresso ho aperto il cancello pedonale azionando il dispositivo alla destra della porta d'ingresso». (...). Ha fatto il 118 «ma ho sbagliato tasto, nel senso che non ho azionato il tasto per l'invio ma quello che cancella il numero digitato». (...) E' salito sulla Golf, ha avviato il motore e ricomposto il numero del 118 «o forse il contrario (...) dirigendomi verso la caserma, dopo aver fatto inversione in via Pascoli che è a a fondo cieco. Mentre guidava, «parlavo con l'operatore del 118 (...). Ricordo che sono arrivato in caserma mentre ancora parlavo (...). Ho detto che mi serviva un'autoambulanza in via Pascoli (...). 'Ho trovato una ragazza, c'era tanto sangue" - dice Alberto all'operatore - e che credevo che l'avessero accoltellata. (...)»
Perché non è rimasto con Chiara?Il 17 agosto Alberto ha detto al pm: «Non so perché non ho telefonato al 118 e ai carabinieri dalla casa di Chiara, né perché non li ho aspettati li». Sa solo che aveva «tanta paura. Quando ho visto Chiara in quel modo ho pensato che era morta, ma che magari era ancora viva. Per questo ho chiamato il 118. Non mi sono avvicinato a lei perché non volevo toccarla. Ero spaventato, una sensazione tremenda, urlavo».