Allarme droga in via Benedetto Croce


VIGEVANO. Un gruppo di palazzi che racchiude un lungo cortile, con strade e aiuole centrali. E' il quartiere nel quartiere, le case popolari di via Benedetto Croce al Cascame, mattoni rossi riquadrati da fasce di cemento. La gente della zona mormora: qui gira la droga. E qualche residente lo conferma. Tanto che c'è timore nel parlare, perché «qui - dicono - poco tempo fa hanno bruciato un'auto». Ma non è solo la paura degli spacciatori il problema, altri lamentano un'apparente tranquillità. Tanto che non si riesce a sfruttare a pieno il parco giochi realizzato poco più di un anno fa a un estremo del cortile interno, i bambini non possono giocare.
Lo scivolo e gli altri giochi non si possono usare perché «non ci fidiamo a lasciare da soli i bambini» dicono alcuni genitori, anche se la posizione lo permetterebbe, perché dalle finestre le mamme riescono a vedere il parchetto. «E' un peccato - dice Cristina Porcu, che da sei mesi si è trasferita da Milano - . Ci sono ragazzi che vengono qui nel parco, li chiamo 'mini-delinquenti" perché c'è tanta maleducazione». Parolacce, piccole intimidazioni nei confronti dei bambini, rendono difficile usare l'area. «Abbiamo scelto questo quartiere perché ci sembrava tranquillo - dice ancora Cristina Porcu - e non mi sembrava vero poter avere il parco giochi sotto casa». I disagi con il gruppo di ragazzi che frequenta la zona hanno creato nei mesi scorsi qualche lite tra i genitori. «Devo stare appostato qui a controllare le mie bambine», dice un alro genitore.
Dalle finestre di casa però si vedono anche altri movimenti. E' vero che gira la droga? «La criminalità c'è dappertutto - dice una signora che vive da 31 anni nel quartiere - . Vivo sola e devo stare attenta, qui non puoi fare i nomi di chi si droga o ruba perché ti ammazzanno». Sono parole dure e forti, piene di paura, ma che trovano una conferma anche nelle osservazioni di altri residenti. «Vengono da fuori a prendere la droga da uno che abita qui - dice Mario - . Qui tutti sanno tutto e nessuno fa niente. Serve una presenza più forte delle forze dell'ordine perché ci sono tante famiglie. Perché non rifanno i comitati di quartiere?». Il cognome chi abita qui preferisce non rilasciarlo: «Ho solo un automobile - dice ancora Mario - e non ho i soldi per cambiarla. Poco tempo fa ne è bruciata una, qui succedono cose strane», questo è il rischio.
Poi però c'è anche il volto sereno di questo paese-quartiere. Nel cortile interno, dai balconi spuntano i panni stesi, gira da un marciapiede all'altro il «cane del quartiere», si apre qualche porta dei garage, in tanti ieri mattina tornavano dal supermercato. «E' abbastanza tranquillo - dicono Albino Giudici e Ada Berdozzo, che vivono in questi palazzi da 38 anni - . Prima c'erano più giovani, ora siamo molti anziani. Se c'è criminalità? Noi stiamo tanto in casa, la sera siamo fuori al massimo fino alle 18, per quello che possiamo vedere non ci sono problemi».

Marianna Bruschi