LE PAROLE DIMENTICATE
PAVIA.Grazie a eventi culturali, popolari e piccole pubblicazioni locali i termini dialettali che rappresentano il Ticino e le sue attività tradizionali non sono ancora andate del tutto perse. Ecco alcuni termini che sono sempre meno usati nella parlata comune.
garö:cavatori di ghiaia.
barkirö:portatori di barcé.
lavandéra:lavandaia che zgüra ind'al Tezin (pulisce i panni nelle acque del Ticino).
m'ngan:imbarcazioni di dimensioni più grandi rispetto al barcé e perciò detta più comunemente la nàv, adatta anche alla navigazione del Naviglio.
mutayö:tipica barca da trasporto merci usata dai cavatori di ghiaia.
nèrva:intelaiatura di ferro della barca che si distingue in i travèrs: costoloni di ferro che costituivano il fondo dell'imbarcazione e i sankön che invece reggevano le sponde laterali.
galön:le sponde della barca.
buràg:piccole aperture, fori, che permettevano all'acqua, che fosse eventualmente entrata in barca, di scorrere e ripartirsi uniformemente. Nel momento in cui poi la barca doveva essere svuotata con la sézula questi fori agevolavano la totale affluenza del liquido in un solo punto.
fùrkula e zarmàula:sono rispettivamente la forcella per lo scalmo del remo e lo scalmo stesso.
plandéy:gli ultimi clienti delle lavandaie prima che il loro mestiere sparisse erano i plandéy. Il termine ha origine come spregiativo e veniva dato ai clienti di poca importanza. Nasce dal fatto che in antico le persone di ceto agiato portavano la palandra ed erano detti plandrön, di qui, per contrapposizione, le persone in ristrettezze economiche che indossavano povera biancheria erano nominate plandéy.