Terrorismo In cella «il califfo»

VENEZIA.Come l'11 settembre l'attacco doveva essere dall'alto; ma al posto di aerei dirottati elicotteri ultraleggeri che, superando la rete radar, avrebbero dovuto colpire le forze multinazionali di stanza in Iraq. Per centrare il bersaglio erano già stati comprati lanciarazzi controcarro e arruolati kamikaze.
E' quanto emerso dall'indagine dei carabinieri dei Ros nell'ambito dell'operazione «Parthica» che ha portato all'arresto, a Venezia, del capo di una cellula di Al Quaida che fa riferimento ad Al Zarqawi. Gli investigatori hanno escluso che ci fossero possibili obiettivi in Italia. In carcere a Padova è finito Saber Fadhil Hussien, 45 anni, conosciuto anche con i nomi di battaglia «il califfo» e «il colonnello», in Italia dal 1982. L'uomo ha casa a Padova, dove abita con moglie e due figli, di due e cinque anni, e dove ospita anche un fratello. La sua attività di presunto terrorista, dopo la caduta del regime di Saddam, era gestita nel suo esercizio dove vendeva kebab e pizza a Marghera (Venezia), aperto anche di notte, in una zona ad alto tasso di prostituzione.
Dal locale, secondo l'accusa, Hussien inviava dai 3000 ai 4000 euro al mese in Iraq per finanziare la sua cellula, ma soprattutto pianificava l'attacco; i piani, l'uomo aveva già acquistato dei lanciarazzi e arruolato i kamikaze secondo gli investigatori, sono stati scoperti grazie ai controlli in internet e alle intercettazioni telefoniche. Mancavano gli elicotteri per i quali era pronto a spendere dai 20 mila ai 50mila dollari a velivolo.