Andar per funghi nei boschi
PAVIA.Sotto la coperta di foglie cadute, grazie ad un clima umido e piovoso ma non ancora freddo, nasce uno dei tesori di questa stagione: il fungo. Ghiottoneria già apprezzata nell'antichità, capace di arricchire le diete povere degli abitanti di collina e montagna aggiungendo gusto e principi nutritivi ai piatti della tradizione, il fungo trova proprio in Lomellinae Oltrepol'habitat ideale per proliferare con abbondanza. Gianni Brera era solito affermare che nel bosco di Cergnago, vicino a Mortara, nasce il porcinopiù profumato di tutta Italia, ed il triangolo formato dai confini di Lombardia, Emilia Romagna e Toscanaha da tempo visto affermate le specifiche qualità dei propri funghi ottenendo la certificazione IGP per il porcino. In questi giorni poi l'alta Valle Stafforaè frequentata assiduamente dagli appassionati: da Varzia Brallo di Pregolai sentieri di collina sono battuti fin dalle primissime ore del mattino in caccia di chiodini, gallinacci, ovoli, spugnolee ovviamente porcini. Per cui tutti nei boschi, ma con criterio: raccoglitori di funghi non ci si improvvisa. Il consiglio è di partire in compagnia di un esperto, i cui occhi sanno riconoscere i funghi commestibili da quelli velenosi e la cui memoria conserva i luoghi migliori per raccolti più abbondanti. Bisogna poi tenere ben a mente le principali norme di sicurezza e di civiltà che impone una passeggiatanei boschi rispettosa dell' ambiente, oltre a regole specifiche per quanto riguarda la raccolta dei funghi, sottoposta a controllo dalle ASLe dagli uffici competenti che rilasciano le apposite licenze. Una volta ottenuta l' autorizzazionepossiamo addentrarci nei boschi, rispettando nella raccolta il normale equilibrio dell'ecosistema: non raccoglieregli esemplari più piccolio troppo vecchi, non smuovere il sottobosco per evitare di distruggere il prezioso strato di humus che è la fonte d'alimentazione del fungo. Una volta individuata la preziosa preda è necessario coglierla esercitando una leggera torsionesulla cappella, senza tagliareil fusto, pulire il fungo sommariamente facendo cosi cadere le spore, infine riporlo in un cestino di vimini, da preferirsi ad un sacchetto di plastica. Infine una norma di buon senso: non eccedetenella raccolta. Il quantitativo, limitato per altro dalle leggi relative, deve essere adeguato ai nostri consumi (il fungo è buono fresco, al limite essicato: surgelato perde inevitabilmente l'aroma), dobbiamo ricordarci che non siamo gli unici ad usufruire del bosco e delle sue risorse e che la natura ha bisogno di tempo per rigenerarsi. E se poi una volta terminata l'escursione il cestino non è pieno come ci si aspettava poco male: il piacere del gusto può essere appagato in uno dei numerosi ristoranti della zona, accompagnato da un impagabile contatto con la natura che purtroppo la vita moderna ci ha fatto perdere.