In cella con il Vangelo

VIGEVANO. In cella con la foto di Chiara e il Vangelo. Il conforto dei testi sacri è giunto ad Alberto tramite don Florindo Arenghi, il cappellano del carcere. Il sacerdote, parroco della chiesa di San Carlo alla frazione Piccolini, ha incontrato il giovane per la prima volta alle 9.15 di ieri. «Entrando sono passato davanti alla sua cella e l'ho visto seduto sul letto intento a leggere un libro - dice il cappellano -. Ha chiesto lui di me e mi ha detto che sono stati i suoi avvocati a consigliargli di parlarmi se avesse avuto bisogno di conforto».
Alberto si è fatto incontro al sacerdote e hanno parlato per circa dieci minuti, divisi dalla grata della cella. «Mi è apparso stanco, ma tranquillo», afferma don Florindo. Tranquillo, però con il pensiero rivolto alla decisione che il giudice prenderà dopo l'interrogatorio in programma questa mattina. «E' comprensibilmente in ansia - riferisce ancora il cappellano - perchè teme di non uscire dal carcere. Spera che gli vengano concessi almeno gli arresti domiciliari. Ma più che spaventato, l'ho visto preoccupato per il suo futuro». Durante il colloquio Alberto ha ripetuto più volte di essere innocente, ma non ha parlato di Chiara nè della tragedia che lo ha condotto dietro le sbarre. «Il mio timore è di non essere creduto», ha confidato al sacerdote, che è riuscito anche a strappargli un mezzo sorriso. «E' stato quando gli ho detto che avevamo delle conoscenze in comune - spiega don Florindo -. Infatti io conosco bene i suoi legali, i fratelli Giulio e Giuseppe Colli. Gli ho raccontato di gite in montagna fatte assieme negli anni passati e si è un po' rilassato». Dopo due notti passate in cella con il peso dell'accusa di essere l'assassino della donna che amava e che lo amava, Alberto ha chiesto aiuto alla fede. Il parroco dei Piccolini gli ha portato un Vangelo, un rosario e alcune riviste religiose. «So che è religioso - continua don Arenghi - e spero che la parola del Signore possa essergli di conforto in questo momento cosi drammatico della sua vita». Pallido, con gli occhi segnati, il giovane non si è ancora abituato alle regole che scandiscono le ore del giorno e della notte in carcere, cosi diverse da quelle del mondo oltre le sbarre. «Mi ha confidato di non avere dormito molto bene - spiega il sacerdote - perchè è sorvegliato 24 ore su 24 e di notte, ogni quarto d'ora, gli agenti di polizia penitenziaria controllano la sua cella con una torcia elettrica». Il colloquio del mattino ha avuto un seguito nel pomeriggio. Quando il cappellano è tornato in carcere ha consegnato ad Alberto i libri che lo studente 24enne aveva chiesto. All'uscita don Florindo ha trovato i giornalisti che attendevano sotto la pioggia davanti al muro che divide il carcere dal mondo fuori. Quel mondo in cui Alberto spera di tornare al più presto, anche se ora il suo futuro è in mano a un giudice.