Dalla bici alle scarpe ancora nuove rivelazioni
GARLASCO. La bicicletta sulla quale sono state trovate tracce ematiche che corrispondono al dna di Chiara Poggi, secondo alcune fonti investigative riferite dall'inviata di «Porta a Porta» nel corso del puntata di ieri sera, è di colore ocra-bordeaux e di modello maschile. La bici di proprietà di Alberto Stasi non corrisponderebbe dunque alla descrizione fatta da alcuni testimoni che la mattina del delitto avrebbero visto, appoggiata al muretto della casa di Chiara, una bicicletta femminile e di colore nero.
Tra le novità emerse nel corso della trasmissione anche quella del ritrovamento di impronte delle scarpe dell'assassino in casa Poggi, non solo in corridoio e in bagno ma anche nella cucina.
Questo ultimo elemento, a parere degli investigatori citati, è importante perchè il corpo di Chiara non sarebbe stato trasportato attraverso la cucina e quindi l'assassino si sarebbe recato in quella parte dell'appartamento per altri motivi (forse per lavarsi). Le impronte corrisponderebbero ad un modello di scarpa con gommini sotto la suola.
Questo modello, però, non corrisponde a nessuna delle sei paia di scarpe sequestrate ad Alberto Stasi prelevandole da casa. Gli investigatori pertanto cercheranno di parlare con gli amici di Alberto per capire se, a loro memoria, questo modello è mai stato in possesso del ragazzo.
Tra altre rivelazioni di «Porta a Porta», anche il ritrovamento di impronte digitali da parte del Ris nel corridoio che porta alla cantina dove è stato ritrovato il corpo della ragazza.
Si tratterebbe di impronte digitali (più dita e il palmo di una mano) che verranno analizzate in questi giorni. Sarebbe stata rilevata anche una striscia, forse di sudore, che verrà sottoposta al test del dna.
Intanto, con il fermo di lunedi, il mistero di Garlasco sembra presentare analogie sempre più spiccate con quello di Cogne. Alberto Stasi è finito in carcere con l'accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi a 44 giorni di distanza dal delitto, cosi come Annamaria Franzoni fu arrestata (il 13 marzo 2002) esattamente lo stesso numero di giorni dopo per il massacro del figlioletto Samuele avvenuto il 30 gennaio. In entrambi i casi, non c'è stata la confessione dell'accusato, non è stata trovata l'arma del crimine e pure il movente sembra avvolto dalla nebbia.
L'arresto di Annamaria Franzoni fu vanificato dal Tribunale del riesame che la restitui alla libertà, non giudicando sufficienti gli indizi a suo carico.
Anche il fermo di Stasi, se dovesse passare il primo esame del Gip, dovrà avere il placet del Tribunale del riesame, al quale certamente i suoi avvocati, Angelo Giarda e Giuseppe Colli, ricorreranno.