Castello, paesaggio con scritte e rifiuti
VIGEVANO. Piazza Ducale e il Castello, le «perle di Vigevano». Le parole sono di chi abita nel cuore della città ed è la definizione giusta per quello che ancora una volta è il set di uno spot pubblicitario. Mentre ieri in mezzo alla piazza Ficarra e Picone, i due comici di Zelig, giravano una pubblicità, al di là dello scalone lo scenario era un altro: cartacce, poi scritte e sigle scarabocchiate sui muri.
Ficarra e Picone in città per lo spot di una compagnia di assicurazioni. E piazza Ducale, cuore della città, si è riempita di tecnici e curiosi. Poco lontano in cima allo scalone che dai portici conduce al Castello il muro è verniciato di fresco fino all'ingresso della mostra «Da Pelizza a Carrà», ma la pulizia è durata poco perché sono già comparse le prima scritte, i «tag», cioè le firme dei graffittari, una parola panciuta in verde. Non basta che la città diventi il set di uno spot pubblicitario e nemmeno la mostra ospitata nel Castello a fermare i vandali e i maleducati. Sull'erba poi si vede il cartoccio di una bibita. E ci sono anche le scritte dei ragazzi sul muro della strada sopraelevata che porta al Castello: frasi lasciate al volo con pennarelli indelebili, rosa, bianco, dichiarazioni d'amore abbellite da cuori e disegni. «Rovinano le nostre bellezze», dice la gente che passeggia nel cortile. Non c'è differenza tra il muro di un palazzo e le mura storiche, non c'è la percezione del monumento. «La piazza e il castello sono una perla - dice Amos Caparrotta - bisogna averne rispetto e cura». Ad essere 'accusati" sono soprattutto i giovani: «Ben venga la gioventù - dicono due signore mentre passeggiano - però bisognerebbe mettere un vigile e far sapere che ci sono le multe». C'è chi però sostiene sia tutta una questione di indifferenza. «I ragazzi escono da scuola e non guardano al castello come a un monumento - spiega Amos Caparrotta - a loro non interessa». Non tutti i giovani però ricadono nel gruppo di quelli che non si curano della propria città. «Manca il senso civico - sostiene Swan Bizzarro - ma per prevenire o si usano le sanzioni o l'educazione, ma già dalle scuole medie». A lui si unisce Corrado Trebeschi: «I cassonetti ci sono e tanti, quindi non è questo il problema, ma è come chi non pulisce gli escrementi dei cani, la soluzione estrema è la multa». Anche sulle scritte non si può essere tolleranti. «Se mi dovessero scrivere sul muro di casa - dice ancora Corrado Trebeschi - mi arrabbierei e quindi ancora di più se le scritte vengono fatte su un monumento».
Ma il degrado non riguarda solo i simboli storici della città. «E' una situazione un po' generalizzata - dice Marisa Cantoni, che abita in centro - . Non è questione di rispetto, mancano i controlli». La soluzione? Le proposte non mancano. «Serve più personale, ci vogliono più spazzini», dice ancora Marisa Cantoni. «Se mettessero delle bacheche magari scriverebbero li», dicono altri, poi multe, cartelli, vigili in ogni angolo. Ma non sono soluzioni cosi semplici ed efficaci. «E' un grosso problema - conferma Antonio Prati, assessore alla sicurezza - ma o ci aiuta a risolverlo la sensibilità della gente o si arriverà a soluzioni drastiche, come la chiusura del Castello». Cosa si può fare? «Non si può controllare ogni angolo - aggiunge ancora l'assessore alla sicurezza - non è mettendo più poliziotti che si risolve il problema. Sono pochi elementi che colpiscono e per colpa loro si rovina un monumento importante. La bacheca? Non ci scriverebbero, loro hanno il gusto di fare una cosa che è vietata». E a rimetterci è il «Castello di tutti» e chi si trova a passeggiare e a dover storcere il naso.