Prodi: abbiamo deciso senza esitare

ROMA. «Il risultato dell'operazione è una dura sconfitta per i rapitori e quindi un ammonimento per il futuro». Romano Prodi, da New York, non nasconde la soddisfazione per la riuscita del primo vero e proprio blitz a partecipazione italiana che si ricordi. Il presidente del Consiglio sottolinea che non c'è stato «neanche un momento di incertezza» nell'incaricare gli uomini delle forze speciali. E nello stesso tempo ribadisce (innanzitutto a una parte dei suoi alleati) che «questo episodio non cambia il ruolo e il senso della missione internazionale in cui l'Italia ha un ruolo di rilievo».
A Oliviero Diliberto, che anche ieri ha ribadito la richiesta di ritirare i nostri soldati dall'Afghanistan, Prodi replica che «non è certo questo il momento per cambiare politica». Anche se, aggiunge, i progressi della missione non sono certo «sufficienti» per essere soddisfatti. Ma rispetto alla posizione di Diliberto prende le distanze anche il resto della sinistra radicale.
E Fabio Mussi boccia esplicitamente la posizione del Pdci come «non opportuna». Perché «quando c'è un rapimento e due vite sono minacciate, si sta uniti a tentare di tirarle fuori da li».
Il blitz che ieri ha scacciato l'incubo di lunghe e dolorose trattative, del sicuro ricatto mediatico e del più che probabile epilogo sanguinario, ha però anche avuto l'effetto di smorzare almeno in parte le polemiche fra maggioranza e opposizione. Certo, Gianfranco Fini alla Camera ha chiesto che ora siano cambiate le regole d'ingaggio dei soldati italiani, Rifondazione comunista gli ha subito risposto che non se ne parla neanche, ma tutta la discussione è stata attutita dalla soddisfazione per l'operazione. Il presidente del comitato servizi Claudio Scajola (Forza Italia) parla di «brillante operazione» che «chiarisce una volta per tutte che l'Italia non è disposta a scendere a patti con i terroristi».
«Non potevamo fare altrimenti», sottolinea Massimo D'Alema, anche lui a New York. Il blitz per liberare i due ufficiali del Sismi era inevitabile, spiega il ministro degli Esteri, perché c'era «il rischio imminente che fossero uccisi».
In un'aula di Montecitorio semideserta (33 i deputati presenti all'inizio del dibattito, meno di 40 alla fine) Arturo Parisi ha spiegato di essere stato lui ad aver autorizzato l'operazione in stretto accordo con Prodi. Ha informato sui particolari del blitz, sulla necessità di mantenere riservata l'identità dei due ufficiali del Sismi, sulla collaborazione con i nostri alleati «in particolare inglesi, tedeschi e americani».
Fini ha definito il blitz «una scelta obbligata» e riconosciuto che «l'assunzione di responsabilità» fa onore allo stesso Parisi, oltre ad esprimere «apprezzamento» per l'informativa «tempestiva» del ministro della Difesa. Per il leader di An ora bisognerebbe però rivedere le regole d'ingaggio a cui sono vincolati i nostri soldati soprattutto per garantirgli maggiore protezione. «Anche in questa circostanza», sostiene infatti, le regole attuali hanno reso l'intervento «complicato, difficile e tale da mettere a rischio la loro vita». Stessa richiesta anche da Margherita Boniver (Fi) per la quale i vincoli ai nostri soldati provocano anche l'«irritazione» dei nostri alleati.
A entrambi ha detto di «no» Gennaro Migliore. «Se si modificassero le regole di ingaggio e i nostri militari fossero coinvolti in operazioni belliche - sostiene infatti il capogruppo di Rifondazione comunista - esporremmo i nostri soldati a rischi anche maggiori». Rifondazione anche ieri non si è associata alla richiesta di Diliberto di un ritiro immediato, ma ha chiesto che il governo continui a cercare una «soluzione politica» della crisi afghana.
E' dunque più che probabile che per il momento le regole d'ingaggio non siano toccate, ma un nuovo passaggio critico già si profila per il centrosinistra a gennaio, quando si dovrà votare in Parlamento il rifinanziamento della missione. Al Senato i ribelli della sinistra radicale già annunciano il «no». E torneranno ad essere necessari i voti della destra.