Coltivava droga nella vasca da bagno
VALENZA. Aveva una mini coltivazione di canapa indiana nel bagno, tra la vasca e il bidet: la dichiarazione che si trattava di «fumo» per uso personale non lo ha salvato dalla denuncia. A finire nei guai è stato un operaio orafo di Valenza, incensurato. I carabinieri hanno sequestrato tutto.
Il blitz è stato eseguito dai carabinieri della stazione di Valenza. Da alcune indiscrezioni raccolte nell'ambiente dei consumatori di stupefacenti, i militari avevano appreso che in città c'era una persona che non comprava hashish o marijuana, perchè era «autonoma». Dopo una breve indagine i carabinieri sono arrivati sulla pista del sospettato numero 1: un operaio orafo trentenne, originario di Alessandria ma domiciliato a Valenza. I carabinieri hanno suonato alla porta di casa sua, per la perquisizione domiciliare, ieri mattina alle 7. Quando hanno aperto la porta del bagno, i militari hanno avuto la conferma di non essersi sbagliati. In due grossi vasi, l'operaio coltivava due grosse piante di canapa indiana. Era una serra domestica in piena regola, con tanto di impianto di illuminazione con luce speciale (quella usata per gli acquari) per garantire la crescita delle piante. Gli arbusti erano molto sviluppati, dato che erano alti circa un metro e 20 centimetri ciascuno. E, soprattutto, erano in ottimo stato di conservazione: segno che l'operaio ci «sapeva fare» con quel tipo di vegetali (benchè non troppo comuni). La canapa indiana altro non è che la pianta da cui si può estrarre la marijuana: uno dei più classici stupefacenti da fumare (la marijuana si fuma a foglie, l'hashish viene venduto in piccoli pani). I carabinieri a quel punto hanno sequestrato tutto e hanno denunciato il 30enne ai sensi dell'articolo 73 del DPR numero 309 del 1990: produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. L'articolo prevede la possibilità della coltivazione per uso medico: in questo caso però serve l'autorizzazione delle autorità sanitarie, che l'operaio di Valenza naturalmente non aveva. Il trentenne ha ammesso la proprietà delle piante (non poteva fare diversamente, visto che i vasi sono stati trovati in casa sua) ma ha negato decisamente che fosse «roba» destinata allo spaccio. «Mi serve per uso personale, quando voglio farmi uno spinello - ha detto ai carabinieri - Invece di andare a comprare la marijuana, utilizzo le foglie delle mie piante». I militari gli hanno spiegato che era comunque un reato e lo hanno denunciato. E' il quinto caso di queste «piantagioni» in provincia di Alessandia negli ultimi mesi.