Lezione di «fischio» per i coach

PAVIA.Nella sala riunioni del Cus Pavia, dirigenti e allenatori delle società di basket giovanile della provincia di Pavia si sono confrontanti con gli arbitri. L'intento era spiegare i criteri di interpretazione delle regole tecniche, per evitare le incomprensioni in campo. «C'è il regolamento tecnico del gioco - ha chiarito Ivan Cordone, arbitro e istruttore - poi a noi arbitri vengono date dalla Fiba indicazioni per interpretarle». Per avere una base di confronto si è lavorato con l'aiuto di un dvd per vedere esempi reali, l'interpretazione corretta e i possibili errori. La discussione si è concentrata su tre regole: fallo anti-sportivo, atto di tiro e sfondamento. Già dal primo punto in scaletta il dibattito si è fatta animato. «Se io allenatore guardo il regolamento, ma l'arbitro interpreta come si fa?», ha chiesto Andreossi, ds di Gambolò. Per questo l'arbitro Cordone ha spiegato i criteri che si usano per l'interpretazione: «Nel fallo anti-sportivo bisogna verificare che ci sia contatto e se si è cercato di giocare la palla. Non è facile valutare, perché può sembrare più o meno duro di quanto non sia stato». Altri chiaramenti sulle infrazioni su atto di tiro: «Se ne ha 'diritto" fino a quando non si poggiano i piedi per terra quando ho mollato la palla», emerge ancora dal dibattito. E nel fallo per sfondamento? «Il difensore non deve essere fermo per forza», spiega Cordone. Questi chiarimenti dovrebbero servire a evitare divergenze in campo, ma in sala qualcuno commenta: «Quando ci fischiate il fallo noi non saremo mai d'accordo», eppure la riunione di ieri sera aveva proprio questo scopo: confrontarsi, aggiornarsi e capire come le regole vengono interpretate. Ma si va anche oltre le singole regole, si discute sulla qualità dell'arbitraggio: «Non importa se l'arbitro è alla prima o alla quinta partita, deve sempre dare il meglio», questo il pensiero condiviso da tutti, dagli allenatori e dai dirigenti che chiedono che «sia manifesto l'impegno sul campo» agli stessi arbitri che lavorano con «passione e non certo per i soldi». Finita la proiezione del dvd, evitate le vicende personali, con qualche interrogativo del tipo «perché non fischiate di più i contatti fuori area?» o «perché a livello giovanile non fischiate i passi?» ancora in sospeso, l'assemblea si è sciolta con una richiesta: più rispetto reciproco e chiarezza nell'interpretazione. (ma.br)