Estorsioni nei cantieri, l'inchiesta s'allarga
VOGHERA.Sono tutti e sei sottoposti a limitazioni della libertà personale (dal carcere agli arresti domiciliari, agli obblighi di firma): ma l'indagine sul clan dei nomadi estorsori «immobiliari» non si ferma. Geyar Parpanesi, 24 anni; Sandor Parpanesi, 29 anni; Maria Parpanesi, 29 anni; Gigliola Gabrielli, 56 anni (la madre); Giorgio Parpanesi, 57 anni (il padre); e Jenny Goman, 26 anni (la moglie di Sandor) attendono l'esito dell'inchiesta e si dichiarano non colpevoli, sostenenendo di non aver costretto nessuno a restituire la caparra. Intanto però la squadra mobile di Pavia e il Commissariato di Voghera, coordinati dal sostituto procuratore Roberto Valli, stanno cercando prove di ulteriori truffe compiute a impresari edili della zona. Nel frattempo sono emersi i dettagli delle due truffe messe a segno in Oltrepo. La prima è stata compiuta il 5 febbraio scorso a Voghera. Quel giorno, secondo gli atti dell'accusa, Geyar e Sandor Parpanesi si sono presentati in un cantiere di via San Francesco d'Assisi per stipulare un contratto preliminare di acquisto di un appartamento, poi sottoscritto dal solo Sandor Parpanesi. Come caparra i due hanno lasciato un assegno (coperto) da 15mila euro dell'agenzia di Voghera della Banca San Paolo. Due giorni dopo si sono presentate al cantiere Maria Parpanesi e Gigliola Gabrielli (indicate come zia e madre di Sandor). Le due donne, vistosamente abbigliate da «zingare» proprio per fare scena, con gonne lunghe e ciabatte hanno terrorizzato l'impresario edile affermando che l'appartamento sarebbe stato occupato da una numerosa famiglia di nomadi (oltre venti persone), che volevano usufruire degli spazi condominiali comuni per sistemarvi una roulotte in cui avrebbe abitato un anziano parente, e che pensavano di costruire dei servizi igienici in cortile proprio per il congiunto. E' chiaro che non poteva mancare il barbeque permanente. L'impresario era già abbastanza sconvolto: ma il giorno dopo ha cominciato a ricevere telefonare anonime che gli intimavano di «non vendere agli zingari» se voleva vendere il resto degli appartamenti. Stesso copione in via Verdi a Rivanazzano: i due costruttori hanno pagato le pesanti penali per recedere dal contratto, ma uno dei due si è rivolto alla polizia. (p.fiz.)