Lui ci aiuta a capire il Padre
N elle tre parabole del Vangelo di questa domenica tocchiamo il cuore del racconto di Luca. Questo ci dice con quale delicatezza e stupore dovremmo avvicinare la pagina in questione, come quando ti fai vicino al cuore - o dormi sul cuore - della creatura che tu ami.
E' scritto che Gesù disse loro questa parabola. Sono tre ma forse è una parabola sola e il contesto in cui viene raccontata è quello della mormorazione. Parlando e mangiando con i pescatori, Gesù ha suscitato la critica, il brontolio dei farisei. E' per questo che racconta le parabole della misericordia.
Vertice di questi racconti è la gioia: gioia del pastore, gioia della donna, gioia del padre. Gesù attraverso questi racconti vuole aiutarci a capire chi è il Padre. Perché il cuore vero della parabola non è tanto il messaggio sui peccatori, ma il messaggio su Dio: in evidenza, più che la pecora perduta, la dramma perduta, il figlio perduto, in evidenza è il pastore, è la donna in casa, è il padre di quei due figli. In evidenza c'è Dio.
E di Dio vien detto che si perde; anche Dio si perde. Si perde la pecora, si perde la dramma, si perde il figlio minore. Ma anche Dio è uno che si perde: si perde dietro anche uno solo; lascia le novantanove e va in cerca di una pecora. E' un Dio che perde la testa per uno solo. Noi non siamo una massa indistinta per Dio; uno solo di noi e per di più sbandato, è sufficiente per fargli perdere la testa.
Tutta la Bibbia e in modo particolare i Vangeli vogliono rivelarci il Dio Padre misericordioso che vuole educare i figli, ci mostrano l'uomo che non riesce ad avere un cuore di figlio, né a comprendere quello del Padre. L'uomo porta in sé una colpa d'origine, tende a sentire la dipendenza filiale da Dio come servitù, come sottrazione di libertà, tende a sentire l'autorità del Padre come una ricchezza negata.
Noi, discepoli dei «maestri di sospetto», non abbiamo un pregiudizio minore. Gesù invece vuole farci vedere il volto vero del Padre nel volto del Figlio. Ecco perché nelle parabole di questa domenica è il volto e il cuore di Dio Padre ad essere raccontato. Un Dio che si perde e anche un Dio che si pente e torna indietro nelle sue scelte. Non è un Dio immobile.
Il brano dell'Esodo di questa domenica conclude dicendo che il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo. Il nostro è un Dio che non sa nuocere e se abbandona qualcosa, abbandona l'ira, non la misericordia. E' messaggio eloquente per tutti i cristiani e per tutta la Chiesa comunità dei figli di Dio. Se si scandalizza, occorre farlo per la misericordia e per il perdono, per questo feeling evangelico con chi è veramente perduto ed ha veramente bisogno.
Gesù incarna, raccontandole con la vita, la misericordia e il perdono del Padre, il suo essere veramente attento ai poveri e agli umili. Cristo svela pienamente l'uomo all'uomo, proprio svelando il mistero del Padre e del suo amore. Se con umiltà e coraggio sapremo riconoscerci bisognosi di questo amore, potremo ripetere nella preghiera con fiducia grande: «Verrò verso Te, e griderò a piena voce: Padre! Ho tentato di essere uomo, e sono tuo figlio».
*parroco del Carmine Pavia