«Ma non si può negare il surriscaldamento»
ROMA. A tre giorni dalla chiusura dei lavori, è polemica sulla Conferenza nazionale sul clima convocata dal ministero dell'Ambiente Pecoraro Scanio per inaugurare una nuova politica di mitigazione e adattamento agli effetti dei cambiamenti attesi sul pianeta. Effetti che stando alle misurazioni appaiono indissolubilmente legati all'immissione in atmosfera dei gas di serra.
Ad attaccare a testa bassa, dalle colonne del Corriere della Sera, è stato ieri il direttore dell'Istituto di Fisica dell'atmosfera del Cnr, Franco Prodi. Il professore, che ha espresso la sua protesta anche in una lettera inviata al ministro per l'Università e la Ricerca Fabio Mussi, ha parlato di «dati equivocati» e di un consesso che non aveva nulla di scientifico, se non nell'apparenza, e al quale gli scienziati non sono stati invitati.
«Dire che l'Italia si sia riscaldata quattro volte più che il resto del mondo è una cosa che non ha senso», ha detto il professore che dirige l'Istituto preposto alla misurazione delle temperature e che sottolinea come sia ancora da definire la quota di responsabilità umana nel riscaldamento del globo.
Prodi non nasconde neppure di essere tra i favorevoli all'atomo. Perchè il ritorno al nucleare, ha detto al quotidiano milanese che già l'altro ieri aveva ospitato un intervento pro nucleare di Casini, «è una scelta inevitabile per la compatibilità col clima».
A replicare al professore è stato ieri il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che ha parlato di «gelosie tra scienziati», e ha ribadito la necessità di intervenire subito per affrontare un cambiamento ormai certo per l'intera comunità scientifica. «Negare l'evidenza non aiuta a costruire il futuro», ha detto Pecoraro Scanio ricordando che alla Conferenza erano presenti i maggiori esperti dell'Organizzazione mondiale sul clima nonchè delle Nazioni Unite. «Invito il professor Prodi a chiarirsi con loro», ha detto il ministro ribadendo quanto emerge dagli studi internazionali: vale a dire che «nell'area Mediterranea, una delle fasce del mondo di per sè a rischio maggiore, il riscaldamento è stato di quattro volte più veloce rispetto alla media globale». «Questi sono i dati ufficiali e se non abbiamo commissionato studi aggiuntivi è stato per non sprecare denaro pubblico», ha detto il ministro.
Secondo la lettura dei dati presentata alla Conferenza dal climatologo dell'Enea, Vincenzo Ferrara, la tendenza al maggiore surriscaldamento di tutta l'area europea, e non solo dell'Italia, è già comprovata. Negli ultimi 50 anni, l'aumento delle temperature sul Vecchio continente è stato pari ad 1,4 gradi mentre nel resto del mondo la colonnina di mercurio è salita globalmente di 0,7 gradi nel corso di un intero secolo. Da qui la constatazione che la velocità con la quale la temperatura sta salendo è quattro volte più alta rispetto alla media. Un fenomeno, è stato spiegato, comune anche ad altre zone del mondo come i Caraibi e la Siberia.
A confermare la tesi esposta, in sede di Conferenza e in decine di documenti, è stato anche il professor Filippo Giorgi, vicepresidente del working group 1 dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, il massimo organismo dell'Onu che studia i cambiamenti climatici e che periodicamente emette il suo rapporto scientifico.
Giorgi ha spiegato che il bacino Mediaterraneo, secondo i modelli elaborati, potrebbe surriscaldarsi sino ad una temperatura di 1,5 volte superiore al resto del pianeta per colpa delle minori perturbazioni che andranno verificando.