«Arsenale, poche speranze»
PAVIA. Per l'Arsenale e i suoi 240 posti di lavoro la speranza è l'ultima a morire, ma i margini per un rilancio dello Stabilimento Militare Materiali del Genio di via Riviera restano ridottissimi e tira aria di disimpegno del governo. Ad accusare le altre forze del maggioranza di centrosinistra e del governo è la vicepresidente della Commissione difesa della Camera Elettra Deiana (Rifondazione), che ieri è venuta a Pavia a incontrare la rappresentanza sindacale del Comitato unitario di base. Erano presenti anche l'onorevole Francesco Adenti (Udeur), che ha sollevato il caso davanti alla Commissione (la discussione della risoluzione a Montecitorio è prevista mercoledi 19) e che pure ha lanciato l'allarme, e il segretario provinciale del Prc Giuseppe Abbà e il consigliere comunale Pasquale Di Tomaso. Gli ospiti sono stati accolti dal direttore dell'Arsenale colonnello Roberto Tagliavini.
Preoccupante il quadro tracciato da Deiana: «C'è scarsa attenzione ai problemi immediati e mancano impegni reali a costruire ipotesi di rilancio. Ciò forse nasconde la strategia generale di abbandono, esternalizzazione e privatizzazione delle funzioni degli Arsenali. La nostra attenzione adesso è mirata a verificare la situazione dei cantieri di queste strutture nelle varie parti d'Italia. Mi auguro che il discorso possa essere ripreso nella prossima legge finanziaria, oggi il turn over è bloccato, non ci sono corsi di formazione né prospettive. Non si capisce che cosa esattamente il governo e le forze politiche vogliano fare di questo patrimonio, che è anche di professionalità. I nodi non sono stati affrontati dal precedente governo e nemmeno da questo. Si vivacchia, si tira avanti con interventi urgenti. Cosi da quindici anni».
Sulla stessa linea Adenti, ma con qualche accenno di speranza in più: «Una soluzione c'è ed è quella di un ridimensionamento dell'Arsenale, aggregandolo al polo industriale di Piacenza nord, secondo il progetto, portato avanti insieme all'Ispettorato logistico dell'esecito, di individuare un piano industriale coerente. Il senso della risoluzione che ho presentato a Montecitorio è proprio quello di impegnare il governo a riprendere questa ipotesi e a salvaguardare lo stabilimento militare di Pavia attraverso l'elaborazione di un piano di razionalizzazione e di ristrutturazione, d'intesa con le organizzazioni sindacali, che non escluda un cambiamento delle lavorazioni e ricerchi integrazioni e sinergie con le iniziative economico-industriali presenti sul territorio. Quanti lavoratori conserverebbero il posto in questo caso? Nessuno può dirlo».
Quante sono le speranze che la proposta trovi seguito? Adenti rispondendo non si sbilancia in pronostici e non chiama solo in causa il governo ma anche l'amministrazione comunale: «La politica sembra aver abbandonato la lotta sul posto di lavoro. Non vorrei che sotto ci fossero casi di speculazione urbanistico-edilizia».
Il punto di vista dei lavoratori è stato espresso da Faustino Giani, del Cub Arsenale: «Da questo incontro ci aspettiamo valutazioni per una ripresa delle attività. Dopo la dismissione decretata nel gennaio 1998 dal ministero della Difesa e il progetto del gennaio 2002 di trasferimento della struttura alle dipendenze dell'Agenzia per la Protezione civile del ministero dell'Interno, che è rimasto lettera morta, la nuova doccia fredda è stata la conferma, nella finanziaria di gennaio, del mancato interesse strategico per l'Arsenale di Pavia e quindi del progetto di dismissione. Noi non accettiamo questa deriva. L'efficienza e l'economicità dello stabilimento è provata anche dal fatto che attualmente svolgiamo delle lavorazioni su container abitativi, sale operatori e tende pneumatiche. Le professionalità sono notevoli».