Alberto, l'unico indagato

GARLASCO. Biondino, i capelli fini che cadono sulla fronte. Occhi chiari, pallido, media statura, occhiali a montatura nera. Nato il 6 luglio 1983, introverso, testardo, riservato. Il tipo che magari si rode ma di solito non esplode. Alberto Stasi, 24 anni, è figlio unico di genitori che hanno raggiunto il benessere lavorando duro, senza cedimenti. Con loro vive in una villona con giardino e cani doberman in via Carducci 29, un chilometro in linea d'aria da quella di Chiara. Laureando in Economia alla Bocconi di Milano, doveva consegnare la tesi il 17 agosto. E' indagato per l'omicidio della fidanzata.
Seduta di laurea rimandata a non si sa quando, Alberto ora vive blindato per dribblare taccuini e flash. Quando esce per andare dall'avvocato, sta sdraiato sul sedile posteriore dell'unica macchina di famiglia non sequestrata dai carabinieri. La Volvo bianca con cui i genitori erano al mare, quando Chiara è stata uccisa. Dai carabinieri Alberto è stato interrogato tre volte, una da indagato, per 34 ore complessivamente. Senza mai cedimenti emotivi, a parte un pianto a dirotto subito placato. «E' intelligente, lucidissimo, controllato», dice chi ha presenziato alle ore e ore sotto torchio. Si è mostrato distrutto invece il giorno del funerale.
Sempre abbracciato alla madre Elisabetta, si era poi seduto in chiesa nel primo banco, con i genitori di Chiara e le cugine gemelle della fidanzata, Paola e Stefania Cappa. Come dire, che i sospetti non incrinavano i buoni rapporti fra le famiglie. Sono andati tutti insieme al cimitero anche in seguito. Ma con il passare dei giorni, non si sono più avute notizie di contatti fra Stasi e Poggi, interrotti pare anche su consiglio degli avvocati. «Quel che sapevo e poteva essere utile per capire chi ha ucciso Chiara, l'ho riferito al magistrato. Non so se mi ha creduto», ha detto Alberto dieci giorni dopo il delitto. «Lo hanno crocifisso. Il mio cliente è come San Sebastiano trafitto dalle spade. Mi ripete continuamente che non è stato lui»: la litania dell'avvocato di fiducia - scelto perché è un amico di famiglia - Giovanni Lucido, di Cernusco sul Naviglio. 'Meglio morta in un incidente stradale, me ne sarei fatto di più una ragione", avrebbe detto Alberto a un amico, il giorno delle esequie.
La sera prima del delitto, l'ha passata con la fidanzata: due pizze da asporto mangiate a casa di lei, dove lui entrava solo quando non c'erano i 'suoceri", secondo i vicini. Di solito andava a prenderla, uscivano e Alberto - che odiava usare l'auto come luogo di intimità, dicono - poi la riaccompagnava. Abbastanza presto, quasi mai dopo l'una di notte. Quando l'hanno uccisa, i genitori e il fratello di Chiara erano in Trentino, a Falzes, come ogni anno. Ma stavolta lei non aveva voluto seguirli, per essere a casa con Alberto. Anche lui solo a casa, con i genitori i Liguria. «Voglio restare qui con il mio moroso». (a.m.)