Italia con i nervi a fior di pelle

KIEV. Non è un'ultima spiaggia in senso stretto, perché un pari non sarebbe certo una Corea e persino una sconfitta, a volere credere all'accanimento terapeutico, terrebbe in vita qualche speranza di qualificazione. Ma la sfida di questa sera (20.45) con l'Ucraina allo stadio Olimpico di Kiev rappresenta per l'Italia di Roberto Donadoni, sebbene lui dica di non condividere, un punto di svolta evidente. Alla fase finale dell'europeo arrivano infatti le prime due classificate del girone e se è vero che le squadre avanti agli azzurri, Francia e Scozia, lo sono solo di due ed un punto, perdere ulteriore terreno sarebbe disastroso. Anche perché le occasioni di rimonta sono poche, sostanzialmente una: la gara da giocare in Scozia.
Il ct, dopo aver sostenuto che attribuire un valore particolare a questa gara è ingiusto, dimostra con i comportamenti di vivere una vigilia particolare. Perché è sbottato in uno sfogo inedito. Prima chiede polemicamente «suggerimenti» ai giornalisti al seguito. Poi, ad un radiocronista che gli domanda se si possa immaginare una squadra a due punte, replica con tono scocciato, «potete immaginare tutto, la fantasia aiuta». Poi contesta: «E' ridicolo che si parli di ultima spiaggia a questo punto del girone. Prima della gara con la Francia venivamo da cinque partite consecutive vinte, le squadre che ci precedono sono a tiro. E' paradossale questo clima. Quanti anni sono che non vinciamo nei 90' con la Francia? E non venite a parlarmi di vittorie larghe, convincenti. Cosa significa? E' allucinante». Comunque parla di tattica («abbiamo provato qualcosa di diverso») e non di formazione (»come sapete la decido domattina»). Perlomeno è un indizio. Perchè l'orientamento è per un 4-2-3-1. Probabilmente con la difesa titolare con la Francia confermata, Pirlo ed uno tra De Rossi, Ambrosini ed Aquilani a fare da fulcro di centrocampo, Camoranesi, Perrotta e Di Natale a sostegno di una punta, ruolo per il quale sono in ballottaggio Lucarelli e Iaquinta. Per Panucci è la «partita più importante del girone», per Ambrosini «è inutile girarci intorno: è decisiva». Buffon e Cannavaro invece frenano: «Ucraina-Italia non è da dentro o fuori». Il salto che separa dialetticamente in due gli azzurri alla vigilia della partita contro la nazionale di Andry Shevchenko, è quello tra due ere di risultati, non anagrafiche. Da una parte, a invocare la necessità di una svolta dopo lo 0-0 con la Francia, le forze fresche evocate dallo stesso Donadoni; dall'altra i campioni del mondo. Sono proprio loro a schierarsi con il ct, che nello stadio di Kiev si è ribellato all'idea che quella di oggi sia l'ultima spiaggia. «E' una vigilia carica di tensione: come ne ho vissute tante - dice Buffon, leader in campo e non solo - Io le ho vissute tutte, e con giocatori come Gattuso, Materazzi, Cannavaro, mi sento un po' anche una guida morale di questo gruppo: certe responsabilità, crescendo, te le prendi da solo. Ecco, domani (oggi per chi legge, ndr) bisogna vincere. Ma questa necessità di far punti non deve trasformarsi in un incubo. Ci sono poi ancora tre partite».