Gran festa con i Visconti

La tradizione del Bove Grasso risale alla notte dei tempi. Era già in uso da parte dei Visconti festeggiare il Natale con il Bove Grasso, che veniva procurato con l'offerta di 50 ducati donati dai Priori e Abati dei vari monasteri del territorio. La tradizione viene mantenuta anche da Francesco Sforza che indirizza una delle sue missive al Priore di Mortara e ad una lunga serie di ecclesiastici, chiedendo appunto il versamento di tale somma (Registri delle missive a cura di Carlo Paganini, Ptr. Ist. Lombardo Accademie di Scienze e lettere: registro n.2, missiva 744). Tra i destinatari c'è anche l'Abate di San Pietro d'Erbamara (abbati sancit Petri de Herbamata), ecco perché nella nostra rievocazione, approfittando della 'visita" di Francesco Sforza per la sottomissione del territorio, la festa culmina con la disputa del Palio del Bove Grasso per potersi aggiudicare il privilegio di consegnare direttamente al Conte il contributo dell'Abbazia d'Erbamara. La storia di Cergnago è strettamente legata all'Abbazia d'Erbamara, che sorgeva nelle vicinanze della tenuta agricola di Campalestro. L'Abbazia di San Pietro d'Erbamara è una delle più antiche, se ne parla già nell'anno 1150 nel libro dei censi scritto da Cencio Camerario annoverandola tra quelle tributarie della Sede Apostolica. In anni successivi dipende dalla Congregazione dei monaci di Vallombrosa che vi restano fino alla sua decadenza, avvenuta verso la metà del diciassettesimo secolo. Attorno all'Abbazia vivevano molte famiglie di agricoltori, al punto da potersi costituire in Comune autonomo fino al periodo napoleonico, epoca in cui gli atti dell'Imperatore sono tutti indirizzati al 'Sindaco di Cergnago ed Erbamala".