Rimpasto? Se ne riparlerà dopo la Finanziaria

ROMA. Prodi e Fassino si riconciliano, dopo 24 ore di freddezza e irritazione. I protagonisti smentiscono con foga, ma certo l'uscita del segretario Ds sull'opportunità di un «riassetto» del governo, aveva seminato qualche nervosismo, e non solo a Palazzo Chigi. Evocare un rimpasto in questo momento, con la finanziaria alle porte e le tante fibrillazioni che percorrono la maggioranza, specie nella sua ala sinistra, equivarrebbe infatti a infilarsi in una vera e propria roulette russa.
Di certo, per il momento non ci sarà nessun rimpasto. Se e quando la maggioranza sarà riuscita a condurre in porto la finanziaria, vale a dire all'inizio del prossimo anno, si potrà invece anche pensare a una dieta dimagrante per il governo.
La questione sarebbe allo studio di Palazzo Chigi come il segnale più forte per andare incontro alla richiesta dell'opinione pubblica di un taglio ai costi della politica. Una sforbiciata per passare da 25 ministri (e 6 vice ministri) a 15 (il tetto fissato nel 1999 dalla riforma Bassanini). E da 101 sottosegretari a 50.
Costituirebbe una prima risposta anche alla generale insofferenza portata alla ribalta da Beppe Grillo. Non a caso ieri anche il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha avvertito che le richieste del comico genovese «vanno prese sul serio». E il giorno dei «vaffa» potrebbe persino rappresentare «una sveglia per un centrosinistra troppo pigro». Alfonso Pecoraro Scanio è invece tornato a chiedere che il Parlamento si occupi delle richieste di Grillo e dei 300mila che le hanno sottoscritte.
Ma che ci sia stata tensione fra Palazzo Chigi e segreteria Ds, lo ha reso ieri platealmente visibile l'arrivo di Fassino al seminario dei parlamentari dell'Ulivo a Frascati. Per primo arriva Prodi, durante una pausa dei lavori, e si va a sedere al tavolo insieme al presidente del gruppo, Dario Franceschini, alla vice presidente Marina Sereni e al ministro Pierluigi Bersani. Poco dopo arriva Fassino, parla al cellulare un po' distante dalla zona ristorante, ma quando finisce la conversazione, nonostante la Sereni tenti di portarlo al tavolo a cui è seduto Prodi, cambia direzione e si ferma a salutare altri deputati. Poi si riattacca al telefono.
L'imbarazzo diventa palpabile anche fra i parlamentari e a quel punto è Prodi a fare la prima mossa. Si alza, si ferma a prendere un caffè, poi va incontro a Fassino. I due si avviano verso l'ingresso di Villa Tuscolana. «Mi hanno fatto una domanda - si giustifica Fassino - e io ho dato la risposta più pacata del mondo. L'ho fatto con le migliori intenzioni». Prodi lo rassicura: «Ma si, ma si, ho capito».
I due più tardi smentiscono ovviamente qualsiasi lite, anche passeggera. «Non è vero, non è vero, non è vero», ripete Prodi. E ancora di più si accalora Fassino che nega di aver chiesto alcun rimpasto. Sottolinea di aver risposto alla domanda di un giornalista ad una festa dell'«Unità» con parole «prudenti e di buon senso». Assicura cioè che «pur non negando l'utilità di un eventuale riassetto», avrebbe anche evidenziato «la difficoltà e la delicatezza» di muovere pedine in una maggioranza composta da 11 partiti.
Nel frattempo però anche fra i ministri ds, è un vero e proprio coro contro qualsiasi ipotesi di rimpasto a breve termine. Anna Finocchiaro ricorda che la finanziaria «è una fase delicatissima e non credo che sia il momento di parlare di cose di questo genere». Bersani taglia corto: «Per me questa squadra di governo è ottima e abbondante...».
Un fedelissmo prodiano come Giulio Santagata non nega però che, una volta portata a casa la finanziaria, si potrebbe pensare a una riduzione del governo. Anche perché, spiega, ci sarà stata nel frattempo la nascita del Pd che «ricompatta in un unico partito i ministri di Ds e Margherita». Ma certo mettersi anche a tagliar poltrone potrebbe rivelarsi un'ambizione davvero eccessiva per Romano Prodi.